Canali di vendita e categorie merceologiche
In questo scenario, osservando l’indicatore di disponibilità di prodotto a scaffale, la lettura per canali evidenzia come nel 2025 tutti i canali siano riusciti a ridurre la % di out-of-stock migliorando lievemente il valore “fisiologico” degli ultimi anni.
Figura 6 - Variazione della percentuale dell’out-of-stock su anno precedente, in ipermercati e supermercati
Se analizziamo nel dettaglio la performance dei diversi formati, possiamo notare come la stabilità del tasso di out of stock degli Ipermercati si ponga ben al di sotto della media degli anni precedenti la pandemia (tra il 2017 e il 2019 il KPI medio era 4,3%), a conferma che la tendenza generale al controllo dello stock e al mantenimento di alti tassi di on-shelf availability sulle superfici più grandi siano stati oggetto di attenzione positiva e di risultati concreti.
I supermercati sembrano aver raggiunto infatti un livello fisiologico con un’incidenza che risulta essere in linea con il benchmark storico, salvo lievi variazioni.
A livello merceologico, nel 2025 i reparti del largo consumo hanno evidenziato diverse dinamiche evolutive del tasso di out-of-stock rispetto all’anno precedente (Figura 8). Migliorano la drogheria Alimentare (-0,1pt), le bevande (-0,1pt), il freddo (-0,2pt), il cura casa (-0,1pt), la cura persona (-0,1pt) e il pet care (-0,1pt) mentre rimane costante l’ortofrutta. (Figura 7).
Figura 7 - Variazione della percentuale di out-of-stock per categoria merceologica
Figura 8 - Scostamento % massimo di OOS rispetto la media di categoria
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