Ho una buona notizia, una cattiva e una che dipende da come la raccontiamo; arrivano tutte dallo stesso rapporto ISTAT sulla povertà nel 2025. Non è un bug dell’ISTAT: sono i numeri che, a differenza dei titoli di giornale, non sono obbligati a scegliere una sola storia. Proviamo a scriverne cinque.
1 - La povertà in Italia non aumenta
Vero. Le famiglie in povertà assoluta sono poco più di 2,1 milioni, l’8% del totale; le persone sono 5,4 milioni, il 9,3% dei residenti. Le percentuali erano 8,4% e 9,8% nel 2024, ma le differenze non sono statisticamente significative. Per l’ISTAT, dunque, il fenomeno è stabile. Che suoni come una buona notizia dice qualcosa delle nostre aspettative: ormai ci basta che le cose non peggiorino.
2 - La povertà ha il volto di un bambino
Anche questo è vero, pur con una precisazione. Il 12,5% dei minori vive in povertà assoluta, contro il 6,1% degli ultrasessantacinquenni. Tra i 7 e i 13 anni c’è un miglioramento significativo, dal 14,9% al 12,1%; per l’insieme dei minori, invece, la situazione resta sostanzialmente stabile. E tra le coppie con almeno tre figli minori l’incidenza raggiunge il 17,7%. Non è la stessa cosa parlare della media nazionale o di chi deve ancora cominciare, di fatto, la propria vita economica.
3 - Anche chi lavora può essere povero
Vero, benché non sia la regola per tutti. Tra le famiglie la cui persona di riferimento è operaio o assimilato, l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 14,3%; scende al 3,6% se è dirigente, quadro o impiegato. Il lavoro conta, moltissimo, ma non è una bacchetta magica: contano anche quanto si guadagna e quante persone devono vivere con quelle risorse. Il vecchio confine tra occupati e disoccupati non racconta tutto.
4 - L’indirizzo di casa cambia la storia
E, soprattutto, cambia il contratto. Solo il 18,1% delle famiglie vive in affitto, eppure gli inquilini sono quasi la metà delle famiglie in povertà assoluta: 999 mila. Tra chi paga un canone, il 20,9% è in povertà assoluta, contro il 4,5% dei proprietari. Se ci sono minori, si sale al 28,7%. Non significa che l’affitto, da solo, provochi la povertà: redditi, età e patrimoni sono intrecciati. Significa che il budget per la spesa e gli altri consumi essenziali si decide, in parte, prima ancora di entrare al supermercato.
5 - La povertà è cinque volte più diffusa nelle famiglie di soli stranieri
Vero: il 29,4% di queste famiglie è in povertà assoluta, contro il 5,9% di quelle di soli italiani. Ed è un miglioramento rispetto al 35,2% del 2024. Ma è vero anche il titolo opposto: "Due terzi delle famiglie povere sono italiane". Il 67,1% delle famiglie in povertà assoluta è infatti composto esclusivamente da italiani. Il trucco, se così vogliamo chiamarlo, è nel denominatore: una cosa è chiedersi chi sia più esposto, un’altra chiedersi chi costituisca la maggioranza dei poveri. Confondere le due domande non è soltanto un errore statistico; è un modo piuttosto efficiente di litigare con i numeri.
Il rapporto Istat ci ricorda anche che la povertà assoluta non è una generica sensazione di fatica a fine mese: è l’impossibilità, misurata attraverso la spesa, di acquistare un paniere di beni e servizi essenziali, il cui costo cambia con il territorio e la composizione della famiglia. Per questo il dato nazionale è un punto di partenza, non una sentenza.
Possiamo scegliere il titolo che ci rassicura o quello che ci indigna, insomma, oppure fare un esercizio meno comodo ma più utile: leggere tutte e cinque le notizie insieme. Le statistiche non raccontano bugie e, molto spesso, siamo noi a chiedere loro di raccontarne soltanto un pezzetto del mondo in cui viviamo.