01. Consumi e famiglie

RefRicerche_Marzo24_Articolo.jpg

Gli ultimi mesi del 2023 sono stati caratterizzati da una fase di debolezza dei consumi in tutti i paesi europei. La frenata è legata alla fine dell’effetto delle riaperture nei settori dei servizi, e alle conseguenze degli aumenti dei prezzi sui comportamenti di consumi delle famiglie, soprattutto delle classi di reddito inferiori.

In particolare, nel quarto trimestre del 2023 il Pil è cresciuto solo dello 0,2% rispetto al terzo. Anche per il complesso dell’area euro l’economia è risultata molto debole: il Pil ha mostrato infatti una leggera contrazione.

Consumatore_Famiglie_RefRicerche.png Esaminando l’andamento delle diverse voci della domanda in Italia, a sorprendere in negativo è la caduta dei consumi delle famiglie, che nel quarto trimestre si sono contratti in termini reali dell’1,4% rispetto al trimestre precedente.

La contrazione dei consumi è la sintesi di tendenze differenti per le principali voci di spesa. In particolare, sono in aumento, per il quarto trimestre consecutivo, i consumi di beni durevoli (+0,8%), principalmente sulla spinta dell’andamento ancora favorevole delle vendite di autovetture. Al contrario, si è osservata una contrazione per le altre categorie di beni, più lieve per i beni di carattere non durevole (-0,1%), e più marcata per i semidurevoli (-1,3%), che registrano la quinta variazione congiunturale negativa.

Sono soprattutto le spese delle famiglie per servizi ad avere registrato una contrazione marcata, del -2,2% rispetto al terzo trimestre. Tale andamento, d’altra parte, arriva in seguito a tassi di crescita molto vivaci registrati nei precedenti trimestri, e riflette l’esaurimento della spinta offerte dalle riaperture nel periodo post-pandemia, che nel corso del 2022 e del 2023 hanno favorito il recupero per quelle voci di consumo che erano state più colpite dalle misure di distanziamento, come quelle relative ai servizi turistici ed alle attività di intrattenimento.

Più in dettaglio, dai dati di contabilità nazionale riferiti ai consumi per funzione di spesa, si osserva che la riduzione più marcata si è avuta per le spese per alberghi e ristoranti (-7,3% nell’ultimo trimestre rispetto al precedente). Sotto questo aspetto, tuttavia, è importante rimarcare il fatto che nello stesso periodo i dati sugli arrivi turistici dall’estero e sulla spesa dei cittadini stranieri in Italia si sono mantenuti su livelli positivi. La contrazione di tali consumi riflette quindi una caduta della domanda degli italiani.

I dati suggeriscono quindi che, una volta esauritisi gli effetti delle riaperture, i comportamenti di consumo sono entrati in una fase di normalizzazione. La crescita della domanda tornerà, nei prossimi trimestri, ad essere guidata dall’andamento del reddito disponibile e del potere d’acquisto delle famiglie.

Del resto, anche il tasso di risparmio si sta progressivamente normalizzando. La propensione al risparmio delle famiglie, infatti, dopo la crescita eccezionale registrata negli anni centrali della pandemia, e legata alle limitazioni imposte sui consumi, era crollata nel 2022, nel pieno dello shock inflazionistico, ed è tornata ad aumentare nel corso del 2023, portandosi nella seconda parte dell’anno su valori vicini alla media del periodo pre-pandemia. D’altra parte, gli elevati livelli dei tassi di interesse non incentivano le spese.

In prospettiva, un ruolo fondamentale è ora rappresentato dal consolidamento della discesa dei prezzi, guidato in questa fase dal raffreddamento dei prezzi dell’energia, e che sta quindi favorendo le famiglie a reddito più basso, dato il paniere di consumi più incentrato sui consumi di base. Secondo i dati Istat, nei mesi finali dell’anno il differenziale di inflazione tra le famiglie del primo e dell’ultimo quintile della distribuzione della spesa è divenuto negativo, dato che nell’ultimo trimestre la marcata riduzione dei prezzi dei beni energetici si è tradotta in un’inflazione negativa per le classi più povere, mentre la crescita dei prezzi resta positiva – seppur contenuta – per le famiglie a reddito più alto.

La ripresa dei consumi nel 2024 sarà quindi affidata al miglioramento del potere d’acquisto di quelle fasce di popolazione che si sono viste costrette, nei trimestri passati, a tagliare le spese per affrontare il rincaro dei prezzi.

Spinte positive al potere d’acquisto emergono dall’andamento ancora positivo dell’occupazione, che ha continuato ad aumentare anche nei mesi finali dello scorso anno, nonostante il rallentamento dell’attività economica. D’altra parte, l’occupazione è attesa in rallentamento nei prossimi mesi, anche stando a quanto emerge dalle aspettative di occupazione delle imprese intervistate nelle indagini Istat.

Inoltre, il 2024 dovrebbe essere caratterizzato da una crescita delle retribuzioni nominali, man mano che i rinnovi contrattuali incorporeranno la passata inflazione, oltre che grazie alle misure relative al taglio del cuneo fiscale. Ci si attende quindi una ripresa dei salari reali nel corso dell’anno.

Le indagini Istat presso le famiglie evidenziano un miglioramento del clima di fiducia dei consumatori nei primi mesi dell’anno, sia con riferimento al clima presente che a quello futuro, principalmente legato ai segnali di rientro dello shock sui prezzi. In definitiva i consumatori hanno percezione delle migliori prospettive con cui si apre il 2024, ma per ora i segnali di cambiamento nei comportamenti di consumo restano limitati. Le famiglie manterranno quindi comportamenti di spesa ancora prudenti, almeno nella prima parte dell’anno.

Figura1_2_RefRicerche_mar24.pngFigura 1 - Inflazione al consumo per classi di spesa / Figura 2 - Clima di fiducia dei consumatoriFonte: elaborazioni REF Ricerche su dati Istat, marzo 2024

Continua a leggere il dossier, vai al capitolo 02. Consumi e imprese