consumi

L’era della parsimonia

l'opinione di

Manuela Soressi

Parsimonia: quando diventerà un topic sul web e sui social network?

Probabilmente molto presto. L’evoluzione del contesto socio-economico sta riportando d’attualità questo termine desueto ma che sembra essere ancora il più indicato per riassumere l’atteggiamento emergente tra gli italiani. Stretti tra entrate fisse e uscite in aumento, intimoriti da un’informazione che delinea scenari pauperistici e pessimisti sul futuro, i consumatori hanno ripensato (volenti o nolenti) le loro scelte d’acquisto. Così i carrelli si sono alleggeriti anche dei prodotti che non sono stati particolarmente colpiti dai rincari dettati dall’inflazione. Così le spese importanti sono state ridotte e, ove possibile, rinviate. E il second hand, soprattutto nell’accezione del ricondizionato, è diventato un’opzione sempre più apprezzata e intergenerazionale.

Ma pensare che questo ridimensionamento del valore della spesa risponda solo a meri criteri di risparmio o di convenienza tout court potrebbe rivelarsi limitativo e anche fuorviante. Perché in realtà diverse analisi (non da ultima quella condotta nell’ambito del Nuovo Codice Consumi di GS1 Italy) hanno portato alla luce motivazioni più profonde e di lungo periodo, espressione di un nuovo modo di approcciarsi a prodotti, beni e servizi. Sono le avvisaglie dell’era della parsimonia, appunto.

L’attenzione a evitare sprechi e spese inutili, a individuare le proprie esigenze reali (o percepite come tali) e a soddisfarle a misura, senza cadere in eccessi od orpelli superflui, stanno cambiando i consumi all’insegna di una filosofia di vita improntata alla sobrietà, attenta all’ambiente e nemica dell’usa-e-getta. Un atteggiamento che, in nuce, era già presente in alcune fasce della popolazione ma che, prima la pandemia, con il suo black-out improvviso sull’inossidabilità della società dei consumi, e poi la crisi economica, con la diminuzione del potere d’acquisto, hanno fatto diventare più diffuso e mainstream.

I rincari delle bollette che inducono a riflettere sui consumi energetici domestici, l’accelerazione dell’innovazione tecnologica che fa sentire sempre (e spesso inutilmente) un passo indietro, l’affermazione del fast fashion che porta a comprare senza pensare a cosa c’è prima e dopo il momento dell’acquisto, l’obsolescenza programmata di tante merci che innesca un meccanismo perverso di “sliding door” domestici non sembrano più avere un senso condiviso e accettato da tutti.

Limitare le spese “epidermiche” e riportarle in un ambito ragionevole e ragionato è un modo per rispondere allo sfruttamento sprezzante del pianeta e delle sue risorse e all’intasamento delle discariche dei rifiuti, anche a causa dell’eccesso di sprechi. Ma anche un modo per recuperare risorse da dedicare a spese ritenute più “nutrienti”, che danno piacere e che delineano la nuova era della società dei consumi.