Luciano Canova
L’opinione di Luciano Canova

Come la crisi energetica cambia il carrello e la casa

Gli italiani abbassano il termostato del bilancio familiare

Economia e consumi Largo consumo

Immaginate una famiglia italiana come una casa con un grande termostato al centro del salotto, non quello dei caloriferi (anche se quello, nei prossimi mesi, potrebbe contare eccome…), ma un termostato più ampio, invisibile, che regola tutto: quanti gradi tenere d’inverno, quante luci lasciare accese, cosa mettere nel carrello al sabato mattina, quale supermercato scegliere, quando cambiare il frigorifero e quando rimandare.

Per anni quel termostato è stato regolato sul “comfort”: qualche grado in più, marche di fiducia, spese senza troppi calcoli. Negli ultimi mesi, invece, una mano ha cominciato a girare la rotellina verso il basso. Con decisione.

A spingere quella mano è stata una doppia spinta. Da una parte la nuova ondata della crisi energetica, riaccesa dal conflitto in Medio Oriente e dalla tensione sullo Stretto di Hormuz: da aprile 2026 Arera ha alzato le bollette dei clienti vulnerabili dell’8,1% per l’elettricità e del 19,2% per il gas, e le stime parlano di una spesa energetica annua che potrebbe superare i 2.700 euro a famiglia, con un balzo intorno al +15-20% sull’anno precedente. Dall’altra parte, una memoria ahimè ancora fresca: l’inflazione cumulata dal 2019, che secondo l’Istat ha superato il 17% e continua a erodere il potere d’acquisto reale delle famiglie. La somma fa un numero che a fine mese si sente: nel 2024 la povertà energetica ha toccato il suo massimo storico, con 2,4 milioni di famiglie coinvolte (il 9,1% del totale - Fonte: OIPE 2024), e una famiglia su due non riesce più a risparmiare nulla.

Il primo termosifone che si abbassa è quello della casa in senso letterale. Si riscalda meno, si accendono meno luci, si fa partire la lavatrice di notte, si sostituisce (quando si può) la vecchia caldaia con una pompa di calore, si guarda al fotovoltaico come a una piccola assicurazione domestica. Un italiano su dieci sta proprio pensando di cambiare gli elettrodomestici puntando su modelli più efficienti: non per moda green, ma perché ogni chilowatt risparmiato è un euro che resta in tasca: un nuovo modo di guardare la sicurezza energetica.

Il secondo termostato è quello del carrello. Qui le rotelline che si muovono sono tante e sottili. Lo scontrino medio si è stabilizzato intorno ai 21,89 euro, leggermente sotto i livelli del 2023, ma il dato interessante è un altro: gli italiani vanno al supermercato sempre più spesso (197 volte all’anno, un record), ma comprano sempre meno per volta. Carrelli più piccoli, più mirati, meno sprechi. E soprattutto carrelli ridisegnati: il 99,8% delle famiglie ha messo nel cestino almeno un prodotto a marca del distributore, e la spesa media in private label ha sfondato i 990 euro l’anno. Il 69% degli italiani ormai considera la marca del distributore una valida alternativa ai grandi marchi, e il 46% la giudica di qualità pari o superiore (Fonte: report NielsenIQ 2025). La fedeltà al brand, insomma, per anni dato per scontato, si è incrinata.

Poi c’è il termostato della geografia. Cambia anche dove si fa la spesa: il discount, un tempo opzione “di ripiego”, è diventato strategia. Una famiglia che sposta il carrello misto in insegne come In’s Mercato, Eurospin o Lidl può arrivare a risparmiare fino a 2.800 euro l’anno rispetto a un supermercato tradizionale della GDO. Nei super “classici” il taglio massimo si ferma a 500 euro: meno, ma comunque una rata di bollette in più che resta a casa (Fonte: Altroconsumo).

C’è infine il termostato del superfluo. Qui la rotellina è girata quasi a zero: abbigliamento, calzature, tecnologia non essenziale, carne rossa e prodotti confezionati di marca sono i primi a uscire dalla lista. Al loro posto, dove si può, entrano alternative più economiche o piccole spese “esperienziali” (un’uscita, un weekend breve) che reggono il morale senza appesantire troppo il bilancio.

Fuor di metafora: la crisi energetica non sta solo svuotando i portafogli, sta riprogrammando la temperatura del consumo italiano.

Le famiglie non hanno smesso di comprare, hanno smesso di comprare nello stesso modo: più piccolo, più mirato, più private label, più discount, più attento al watt. È un nuovo equilibrio, fragile ma lucido, in cui benessere e potere d’acquisto vengono difesi un grado per volta.

Resta da capire se sarà una parentesi o una nuova normalità. Perché un termostato, una volta che ti abitui a tenerlo basso, è difficile che poi torni indietro.

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