La stagflazione è una di quelle parole che sembrano tecniche, quasi da addetti ai lavori, ma in realtà descrive una situazione molto concreta e anche piuttosto sgradevole per chiunque faccia la spesa, paghi una bolletta o provi a programmare il futuro.
Il termine nasce dall’unione di due idee che, messe insieme, suonano quasi come un paradosso: stagnazione e inflazione. Da un lato l’economia rallenta, produce poco, crea meno lavoro e spesso vede consumi e investimenti indebolirsi; dall’altro i prezzi continuano a salire. Insomma, il motore gira male, ma il tassametro corre.
Per capirla meglio si può usare una metafora molto semplice, legata proprio a una dieta. Immaginiamo una persona che mangia meno del solito perché ha poche energie, si sente debole, si muove poco e fa fatica perfino a svolgere le attività quotidiane. In condizioni normali verrebbe da pensare che, consumando meno, anche il “peso del problema” diminuisca. E invece no: nello stesso momento quella persona ha anche la febbre alta. Il corpo è rallentato, ma il termometro sale.
Ecco, la stagflazione funziona un po’ così: l’economia è a dieta forzata, ma i prezzi restano bollenti.
Che cosa succede, in concreto, durante la stagflazione?
Succede che famiglie e imprese si trovano schiacciate in una specie di doppia morsa. Da una parte i prezzi aumentano: fare la spesa costa di più, i carburanti pesano di più, le bollette assorbono una fetta maggiore del reddito. Dall’altra parte, però, l’economia non offre compensazioni: i salari non crescono abbastanza, le imprese vendono meno, gli investimenti rallentano, il mercato del lavoro si irrigidisce. In una fase di normale crescita con inflazione, almeno in teoria, una parte dell’aumento dei prezzi può essere accompagnata da più occupazione, più redditi, più domanda. Nella stagflazione, invece, arriva il peggio dei due mondi: prezzi in salita e fiato corto.
Quali sono le conseguenze?
Le conseguenze sono pesanti soprattutto per i redditi medi e bassi, perché l’aumento dei prezzi colpisce in modo più duro chi spende gran parte delle proprie entrate per bisogni essenziali. Se cibo, energia e trasporti rincarano, c’è meno spazio per tutto il resto. Anche le imprese soffrono, perché vedono crescere i costi di produzione e nello stesso tempo si trovano davanti consumatori più prudenti. Alcune riducono investimenti e assunzioni, altre rinviano progetti, altre ancora scaricano i costi sui prezzi finali, alimentando ulteriormente il problema. È una spirale fastidiosa, che tende a generare incertezza e pessimismo.
La stagflazione crea anche un rompicapo per chi governa l’economia. Se i prezzi salgono, una banca centrale potrebbe voler raffreddare la domanda alzando i tassi d’interesse. Ma se l’economia è già debole, tassi più alti rischiano di frenarla ancora di più. Al contrario, se si prova a sostenere crescita e occupazione con misure espansive, si può dare altra benzina all’inflazione. È per questo che la stagflazione è considerata così insidiosa: non offre soluzioni semplici e costringe a muoversi su un terreno pieno di trade-off.
Le differenze tra inflazione e stagflazione
A questo punto diventa più chiara anche la differenza tra inflazione e stagflazione. L’inflazione, da sola, indica un aumento generalizzato dei prezzi. Può essere fastidiosa, certamente, ma non coincide automaticamente con una crisi economica. In alcuni casi può manifestarsi in un’economia che cresce, con imprese dinamiche e occupazione in aumento.
La stagflazione, invece, è qualcosa di più complesso e più tossico: non ci sono solo prezzi in aumento, ma anche crescita debole o ferma. Non è semplicemente “tutto costa di più”; è “tutto costa di più proprio mentre l’economia fatica a respirare”. In fondo, la stagflazione è questo: una dieta senza i benefici della dieta.
Si stringe la cinghia, ma non ci si sente meglio. Si riducono spese, investimenti, progetti, e intanto il costo della vita continua a salire.
Il punto essenziale è proprio qui: la stagflazione non è solo un termine economico, è una condizione che rende più difficile la vita quotidiana perché toglie contemporaneamente slancio e potere d’acquisto. E quando un’economia perde entrambi, la sensazione diffusa è quella di correre sul tapis roulant senza andare da nessuna parte.