Luciano Canova
L’opinione di Luciano Canova

L’Italia è un orologio che rallenta

Ma una lancetta corre più veloce delle altre

Economia e consumi

Immaginate l’Italia come un grande orologio da torre, di quelli che scandiscono il tempo di una città intera. Da fuori sembra solido, le lancette si muovono, il quadrante ha ancora una sua eleganza, ma se ci si avvicina e si tende l’orecchio, si capisce che il meccanismo è cambiato. Le rotelle girano più lente, alcuni ingranaggi fanno fatica, e mentre la lancetta delle ore arranca, ce n’è un’altra, piccola e nervosa, che sembra essere stata caricata a parte: corre, accelera, non sta al passo del resto. È più o meno la fotografia che l’Istat ha consegnato al paese il 21 maggio, presentando il Rapporto annuale 2026 sulla situazione del Paese.

La lancetta più grande, quella dell’economia, gira piano. Nel 2025 il PIL è cresciuto dello 0,5%, in rallentamento rispetto al +0,8 del 2024 e al +0,9 del 2023. Un passo con fiato cortissimo, soprattutto nel confronto con i vicini di quadrante: la Francia ha fatto +0,9, la Spagna addirittura +2,8. A muovere le rotelle italiane sono stati i consumi delle famiglie e gli investimenti del PNRR (che scade quest’anno), mentre la manifattura continua ad avere il fiatone.

E poi c’è la lancetta nervosa, l’inflazione: dopo mesi di stabilizzazione, ad aprile 2026 i prezzi sono saliti del 2,7%, quasi un punto in più rispetto al mese prima, spinti dalla guerra tra Stati Uniti e Iran e dal rincaro di petrolio e gas.

L’orologio rallenta, ma il prezzo del tempo aumenta.

Anche il quadrante demografico racconta un meccanismo in trasformazione. Al 1° gennaio 2026 gli italiani sono 58,9 milioni, oltre un milione in meno rispetto a dieci anni fa. Nel 2025 sono nati 355 mila bambini, il 3,9% in meno dell’anno precedente, e il numero medio di figli per donna è sceso a 1,14: minimo storico. Le donne diventano madri a 32,7 anni in media. Sull’altro lato del quadrante, gli over 65 sono ormai il 25,1% della popolazione, e gli ultranovantenni in dieci anni sono aumentati del 34,6%. La buona notizia è che si vive di più, e meglio: la speranza di vita alla nascita tocca 81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne, un nuovo record. La cattiva è che mentre la lancetta della longevità accelera, quella della natalità si è quasi fermata.

Cambia anche l’orologio della vita quotidiana. Le famiglie composte da una sola persona sono circa un terzo del totale: ingranaggi piccoli, autonomi, talvolta isolati, soprattutto in età avanzata. Di lavoro ce n’è di più (il tasso di occupazione sale al 62,5%), ma restano i dati peggiori dell’Unione europea a 27, e per i giovani entrare nel mercato è ancora un’impresa. Oltre un quinto delle famiglie arriva a fine mese con difficoltà, e quasi una su due non riesce a risparmiare nulla.

C’è poi un pezzo del meccanismo che soffre più degli altri: il Mezzogiorno. La popolazione cala del 3,1 per mille al Sud e del 3,2 nelle Isole, mentre i giovani laureati partono verso il Nord o verso l’estero, portandosi via energia, idee e tempo futuro.

Fuor di metafora: il Rapporto Istat 2026 non racconta un paese in crisi, ma un paese il cui orologio sta cambiando ritmo. Vive più a lungo, fa meno figli, vive sempre più spesso da solo, lavora di più ma guadagna poco, e si muove in un’economia che cresce piano mentre i prezzi tornano a correre.

Rimettere d’accordo le lancette, far girare insieme produttività, demografia e potere d’acquisto, è la vera sfida dei prossimi anni. Perché un orologio, se le sue lancette non parlano tra loro, smette di dire l’ora giusta a tutti.

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