Agentic shopping: vince chi è leggibile dalle macchine
Le famiglie italiane utilizzano in media 12 canali diversi per fare la spesa, spostandosi dall’uno all’altro alla ricerca del miglior rapporto tra prezzo e valore. Un percorso frammentato e ondivago, dove però c’è un punto fermo da cui partire: la crescente rilevanza degli agenti IA come alleati nella ricerca di prodotti e servizi, in veste di sempre più fidati consiglieri. Sembrano già lontani i tempi in cui Google faceva da unico ingresso e spazio digitale imprescindibile per intercettare l’intenzione di acquisto.
Di questo e non solo si è parlato nell’ambito dell’evento “Largo Consumo 4.0: il ruolo dell’AI nelle strategie commerciali delle imprese”, organizzato da IBC - Associazione delle Industrie Beni di Consumo, in collaborazione con GS1 Italy e Accenture.
Il ritmo dell’innovazione tecnologica è sostenuto, tanto che il 79% dei Ceo lo indica come primo fattore esterno determinante per la reinvenzione strategica interna. «Molti leader hanno la sensazione di perdere il polso su ciò che sta avvenendo nel loro mercato», sottolinea Maria Mazzone, Innovation & reinvention lead di Accenture. «La mia aspettativa è che in settori come il beauty si vada velocemente verso un 40% di acquisti che passerà in generale per gli LLM», aggiunge Alberto Dolci, Accenture e-commerce director Emea di Accenture.
Non rispondere a questo grande cambiamento in atto significa rischiare di diventare invisibili, o peggio di essere associati a informazioni sbagliate con conseguente esperienza negativa da parte del cliente. Le aziende più avanti sul fronte dell’agentic commerce, non a caso, pensano già oggi a posizionarsi come leader di categoria nelle conversazioni.
Oggi le informazioni di prodotto devono essere machine-readable e strutturate per l’interpretazione automatica degli agenti IA. La soluzione c’è
Uno standard per domarli tutti (gli agenti IA)
Tecnologie che portano domande, tecnologie che offrono risposte. Proprio in questa seconda ottica di soluzione a sfide complesse gli standard GS1 continuano ad evolvere. Come spiegato nel corso dell’evento proprio da Andrea Ausili, CIO, direttore standard & innovazione di GS1 Italy, l’organizzazione non profit esiste da oltre 50 anni per supportare la vendita di prodotti attraverso la loro identificazione univoca, ma oggi la sua attività si è estesa a più capitoli cruciali, tra cui la capacità di farsi trovare e consigliare dagli agenti AI.
Come? Per citare due casi concreti, con GS1 Digital Link e GS1 Web Vocabulary.
GS1 Digital Link è un indirizzo web che punta alle informazioni del prodotto: le stesse fruite da una persona attraverso un browser dal punto di vista del contenuto, ma diverse nella forma. Questo perché gli agenti AI necessitano di una struttura dei dati machine-readable. Ed è qui che entra in gioco il GS1 Web Vocabulary, uno standard sviluppato per il mondo del web semantico, interpretabile senza intermediazione umana. Anche nel mondo dell’agentic commerce si sta infatti, non a caso, componendo un ecosistema di standard ad opera dei maggiori attori del settore, in cui «i nostri standard sono in grado di rispondere, perché nell’agentic shopping vince chi è leggibile dalle macchine», dice Andrea Ausili.
Nello specifico, i rischi del non adottare standard strutturati sono:
- Dati di prodotto inconsistenti tra canali.
- Invisibilità all’agente IA nel catalogo.
- Compliance gestita solo manualmente.
- Nessuna verifica automatica possibile.
- Il brand non viene selezionato.
Con GS1 Digital Link e GS1 Web Vocabulary, invece:
- C’è un'URL per ogni prodotto, un vocabolario unico.
- L’agente legge, confronta e seleziona il brand.
- La compliance è accessibile automaticamente.
- Si ottengono "verifiable credentials" (credenziali verificabili, ndr) in tempo reale.
- Il brand è presente dove si decide.
Proprio come il non essere indicizzati su Google nell’epoca ante IA, il vantaggio competitivo si accumula nelle mani di chi parte prima, staccando i competitor.
Quindi, in sintesi, cosa serve oggi? «Iniziare dalle basi (GS1 GTIN), passando per il GS1 Digital Link e arrivando al GS1 Web Vocabulary: non bisogna fare tutto subito, ma la direzione è questa», conclude Ausili.