Il primo luogo comune da sfatare è quello secondo cui le aziende che producono eccedenze sarebbero quelle che non producono bene. Le grandi aziende, invece, sono quelle che gestiscono meglio le eccedenze: le misurano meglio per trasformarle in donazioni, e donano quattro volte più delle altre. Questo è un asset fondamentale non solo a livello etico, ma anche di pratica sistematica e sistemica che riduce l’improvvisazione, consentendo anche di produrre quegli extra legati alle politiche promozionali.
Questo lo scenario delineato da Giorgio Vittadini, Presidente Fondazione per la Sussidiarietà, nell’ambito di TUTTOFOOD 2026, dove è stata presentata una ricerca sul tema promossa da Fondazione Banco Alimentare Ets e realizzata dal Food Sustainability Lab della School of Management del Politecnico di Milano.
Numeri e ruolo della GDO
In Italia la grande distribuzione (GDO) si conferma un attrice centrale nella lotta allo spreco alimentare.
Ogni anno sono donate per fini sociali oltre 48 mila tonnellate di prodotti alimentari, pari a circa 229 milioni di euro, grazie al contributo di circa 1.681 imprese. Un risultato significativo, ma dal potenziale ancora non pienamente espresso, perché parliamo del 50% degli attori. A fare la differenza, come anticipato, è soprattutto la dimensione dell’azienda, insieme alla qualità della relazione con l’ente partner. Per le grandi realtà parliamo del 93% di casi in cui si dona, mentre si scende al 54% con le medie e al 43% per le piccole.
A riprova le stime sulle quantità dei prodotti alimentari donati, che vedono le grandi imprese contribuire al 55% del totale, con una media pari a 274 tonnellate all'anno ciascuna. Nel complesso, sono 56.859 le tonnellate di alimenti salvate dallo spreco e valorizzate con la donazione a scopo sociale e il riuso circolare (8.030 tonnellate). Ad esse si affiancano le promozioni commerciali e le scontistiche di vendita che portano alla valorizzazione economica di 107.759 tonnellate di alimenti.
Incentivi e semplificazione si confermano le migliori leve
Sono passati dieci anni dalla legge 166 del 2016, detta legge Gadda dalla sua prima firmataria, che ha reso per le aziende molto più semplice e conveniente passare le eccedenze a un circuito di solidarietà, anziché buttarle. Oggi possono essere ceduti gratuitamente anche prodotti che non sono più commercializzabili per motivi come confezioni imperfette, errori di etichetta, peso o prossimità alla scadenza, purché restino idonei e gestiti nelle forme previste dalla legge. La cessione gratuita ha un regime dedicato e per alcune eccedenze facilmente deperibili la legge esonera anche dall’obbligo di comunicazione. In sostanza, si sposta la donazione dal campo del “costo da smaltire” a quello di una scelta meno penalizzante e più lineare, che permette di recuperare valore sociale invece di perdere tutto con il macero.
Grazie a questo passaggio normativo e prospettico da un sistema punitivo e basato sull’obbligo a uno di incentivi e semplificazione, il recupero di eccedenze alimentari dalla distribuzione per Fondazione Banco Alimentare Ets è quintuplicato, come conferma il suo Presidente Marco Piuri, specificando altresì come serva «fare un passo in più e lavorare insieme alle imprese della GDO e alle istituzioni per rendere la donazione sempre più economicamente competitiva». Un lavoro di tipo tecnico e formale cui deve associarsene uno più culturale e comunicativo, dove la donazione non è vista come conseguenza di inefficienza ma come valore aggiunto e leva competitiva.
Il caso di Esselunga per Banco Alimentare
Banco Alimentare è scelto come partner per il recupero di eccedenze dalla distribuzione nel 29% dei casi. Tra le sue collaborazioni più durature c’è quella con Esselunga, che prosegue da oltre 20 anni e continua nel tempo a svilupparsi e affinarsi. Come spiegato da Astrid Palmieri, Direttrice corporate sustainability Esselunga, i due partner hanno fatto insieme un grande lavoro per identificare gli alimenti più facilmente donabili, sia a livello di tipologia di prodotto sia a livello logistico. Un percorso di miglioramento continuo, che ha portato l’azienda lo scorso anno a dedicare una figura ad hoc al processo, perché «misurare lo spreco è complesso, più del misurare la donazione». L’obiettivo di Esselunga, oltre a donare 4 milioni di pasti l’anno, è di allargare la platea di referenze che possono essere donate, come il pesce confezionato, sempre grazie alla collaborazione con un ente grande e strutturato come Banco Alimentare, variabile fondamentale per «incontrare le esigenze di una grande azienda e supportarne la gestione della donazione». Anche lato comunicazione, per Natale 2025, Esselunga ha scelto di investire proprio sulla divulgazione di questa partnership al grande pubblico, con uno spot semplice ma efficace, dove si rassicura il consumatore con un tocco di ironia, anziché chiedergli un contributo o puntare sul facile sentimentalismo.
Il ruolo dei consumatori nel definire nuove best practice
Ciò nonostante, i dati indicano chiaramente che in Italia il maggior spreco alimentare avviene a livello domestico, per una serie di ragioni che evidenziano la necessità di trovare best practices condivise anche tra aziende e consumatori. Secondo l’Osservatorio Waste Watcher presentato da Ipsos Doxa sempre nell’ambito di TUTTOFOOD 2026, a fronte di un totale di 13,5 miliardi di spreco in valore (pari a 5,1 milioni di tonnellate), quello tra le mura di casa pesa il 54%. In testa agli alimenti più buttati frutta e verdura, seguiti in terza posizione dal pane fresco.
Figura 1 - Valore e peso dello spreco alimentare lungo la filiera italiana
Guardando a punti di possibile convergenza con Distribuzione e Industria, il 71% ritiene che i prodotti sfusi aiuterebbero a ridurre lo spreco favorendo un acquisto più calibrato, mentre il 77% ritiene che lo stesso avverrebbe con le monoporzioni. Quest’ultimo, soprattutto sul fronte dei sempre più popolari piatti pronti, è un trend tutt’ora in ascesa e visibile anche tra stand e novità presentate a TUTTOFOOD 2026. Proprio come per le aziende, insomma, semplificazione e incentivi, attraverso l’innovazione di formati e offerta, risultano una chiave vincente.