Innovazione Largo consumo

Non dati, ma infrastrutture informative

Per essere conformi alle nuove regole UE e soprattutto più efficienti. Il punto da GS1 Interact 2026

Tri - stock.adobe.com

Rispondere alle nuove e numerose regole europee è un vincolo, ma anche un’opportunità per diventare più efficienti e dunque crescere attraverso una cultura da infrastruttura informativa. Questa la prossima frontiera delineata da GS1 InterACT 2026, l'evento organizzato da GS1 in Europe che che ha riunito Industria, Distribuzione ed esperti per discutere di sostenibilità, tracciabilità, codici di nuova generazione, condivisione dei dati e intelligenza artificiale.

Temi diversi accomunati da uno stesso principio, ovvero che senza dati strutturati, affidabili e condivisi la circolarità e la scalabilità non sono possibili. Si tratta di una vera e propria capacità di business, come sottolineato da Jan Somers, Ceo di GS1 Europe.

La prima spinta evolutiva arriva dal quadro normativo europeo. Il passaporto digitale di prodotto previsto dall’ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation), il regolamento sugli imballaggi, gli obblighi di rendicontazione di sostenibilità e le verifiche contro la deforestazione richiedono informazioni differenti e operano a livelli diversi. Il rischio per le imprese è di affrontare ogni nuovo adempimento come un progetto separato, moltiplicando sistemi, documenti e attività di raccolta: una modalità operativa che aumenta complessità, dispersione ed errori. L’impostazione vincente è invece quella di costruire una base informativa riutilizzabile, dalla quale estrarre di volta in volta i dati necessari per la conformità, la logistica, la relazione con retailer e clienti.

La cassetta degli attrezzi di GS1

Si parte dal necessario livello dell’identificazione. Il GS1 GTIN (Global Trade Item Number) lo fa in modo univoco per i prodotti (unità consumatore) e i colli (unità imballo) in tutto il mondo. Il GS1 GLN (Global Location Number) è la chiave GS1 usata per identificare sedi legali e operative, reparti interni, magazzini, Ce.Di., fabbriche, punti vendita, enti pubblici, banche e operatori del contante, mentre l’SSCC (Serial Shipping Container Code) distingue le unità logistiche. A questi strumenti si aggiunge GS1 Digital Link, che incorpora l’identificativo in un indirizzo web accessibile, per esempio, attraverso un QR code o un DataMatrix. La scansione collega il prodotto identificato alle risorse digitali associate e può condurre a informazioni diverse in base a chi consulta il codice: consumatore, distributore, autorità, o sistema automatico.

Il secondo livello operativo riguarda il significato delle informazioni. Non basta infatti che due aziende dispongano di un dato chiamato “impronta di carbonio”, se poi lo misurano o lo descrivono in modo differente. GS1 Web Vocabulary funziona appunto come un vocabolario condiviso e favorisce un’interpretazione coerente delle informazioni da parte dei diversi sistemi. In questo modo i dati diventano non solo disponibili, ma anche confrontabili e leggibili dalle macchine.

Applicazioni concrete tra Industria e Distribuzione

L’esperienza di Procter & Gamble mostra quanto il lavoro richiesto vada oltre l’apposizione di un nuovo codice sulla confezione. La multinazionale, che considera l’adeguamento al regolamento europeo sugli imballaggi una priorità dal 2024, sta lavorando sulla strutturazione dei dati di packaging, sulle valutazioni di conformità e sulle relative dichiarazioni.

Nestlé Germany ha invece presentato un modello previsionale che integra vendite dell’industria, sell-out dei retailer, dati di mercato e indicatori macroeconomici. La visione dell’impresa è quella di un flusso di dati end-to-end integrato nei processi aziendali, capace non solo di fornire numeri ma di guidare le decisioni e di farlo più rapidamente, avvicinando produzione e riassortimento alla domanda effettiva, riducendo mancate disponibilità, eccedenze e sprechi, ottimizzando i costi logistici.

Per il mondo retail, il passaggio dai tradizionali codici a barre ai codici bidimensionali apre a molteplici vantaggi e applicazioni.

Una transizione abbracciata da Ahold Delhaize e che guarda a una gestione più precisa delle scorte, riduzione degli sprechi, controllo della conformità e distribuzione di informazioni su ingredienti, allergeni, provenienza, sostenibilità e modalità d’uso. Lo stesso collegamento può inoltre offrire ricette, istruzioni, programmi fedeltà, prezzi e contenuti del brand. La confezione, in questo senso, non rappresenta più il punto di arrivo, ma l’inizio di un nuovo percorso di accesso a contenuti digitali che possono essere continuamente aggiornati senza ristampare l’etichetta. Un cambiamento che coinvolge l’intera organizzazione: lettori e casse, software, etichette, processi produttivi, procedure interne, dipendenti e assistenza al cliente. Questo impone di partire da un macro coordinamento aziendale, individuare le attività più critiche e procedere per progetti circoscritti da estendere man mano.

Fnac Darty, infine, utilizza il passaporto digitale per accompagnare e potenziare il prodotto lungo l’intero ciclo di vita. Il gruppo, presente con circa 1.500 negozi in 15 paesi, dichiara 2,6 milioni di prodotti riparati e 1,5 milioni di clienti attivi per Darty Max, il servizio in abbonamento dedicato alla manutenzione degli elettrodomestici. Entro la fine del 2026 prevede di superare un milione di passaporti di prodotto.
Il dato può così servire non soltanto a descrivere l’articolo al momento della vendita, ma anche a conservarne la storia, registrare interventi e riparazioni, sostenere il ricondizionamento e documentarne la durata nel tempo. Il passaporto diventa una base per servizi e nuovi modelli di relazione tra tutte le parti coinvolte.

Da ultimo, non si può non considerare che oggi dati di prodotto strutturati e accessibili possono essere utilizzati anche dai sempre più popolari modelli linguistici e agenti AI. Tra gli scenari indicati durante InterACT figurano la verifica automatica della conformità, la qualificazione dei fornitori, la ricerca di prodotti in base a criteri specifici e, in prospettiva, l’esecuzione autonoma di alcuni acquisti.

La sfida non è quindi soltanto raccogliere più dati, ma renderli accessibili, interoperabili e riutilizzabili oltre la stessa filiera, creando una vera e propria infrastruttura informativa condivisa e in grado di abilitare una maggiore efficienza.

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