01. Punti di vista: i consumatori

Consumatori_REF.pngLe difficoltà del quadro economico attuale stanno mettendo a dura prova le famiglie, così come l’intero sistema economico. Alle difficoltà legate alla pandemia, si sono aggiunte da alcuni mesi quelle legate agli aumenti dei prezzi dell’energia e acuite ulteriormente, dal mese di marzo, con l’inizio del conflitto in Ucraina.

Dallo scorso autunno, i consumatori hanno visto materializzarsi rincari dei prezzi sia in maniera diretta, attraverso l’aumento dei costi sostenuti per l’acquisto di energia e carburanti, sia in maniera indiretta, attraverso i beni acquistati dalle imprese, che si trovano a fronteggiare maggiori costi di produzione. 

Almeno in questa prima fase, l’effetto diretto sembra prevalere, con l’aumento dei prezzi alimentato maggiormente dai settori “food ed energy”: l’inflazione totale su base annua a marzo 2022 è oltre il 6%, mentre è del 2% se si escludono i prezzi dell’energia e degli alimentari.

Ne consegue una marcata riduzione del potere d’acquisto delle famiglie, dato che gli aumenti salariali, almeno in questa prima fase, non tengono il passo degli aumenti dei prezzi. L’impatto è maggiore per le famiglie meno abbienti, dove la quota di consumi per energia e carburanti rappresenta una componente più consistente della spesa familiare.

Le famiglie sembrano avere piena consapevolezza di questi fenomeni, come evidenziato dall’indicatore del clima di fiducia dei consumatori, che ha registrato una brusca flessione dopo lo scoppio della guerra, sia con riferimento alla situazione economica personale ma soprattutto a quella dell’economia in generale. Parte di questi timori è anche dettata, oltre che dalle spinte inflazionistiche, dalle aspettative sul tasso di disoccupazione, che tornano a salire nei primi mesi del 2022.

Figura 1 - Indice dei prezzi al consumo
Figura 2 - Clima di fiducia dei consumatori

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Fonte: REF Ricerche su dati Istat, aprile 2022

Alcune di queste tendenze erano in atto già da fine 2021, con il volume dei consumi, tanto dei beni quanto dei servizi, che mostrava già un leggero calo nell’ultimo trimestre. Si osserva anche una stabilizzazione della propensione al risparmio, che aveva raggiunto i livelli più elevati durante il periodo del lockdown.

La stessa pandemia ha poi guidato la riallocazione di parte di tali risparmi, molti dei quali sono stati destinati ad investimenti residenziali, anche per assecondare le nuove preferenze delle famiglie a seguito della diffusione dello smartworking. Negli ultimi due trimestri del 2021 la discesa del tasso di risparmio ha subito una battuta d’arresto, con un valore, alla fine del 2021, pari all’11.3% del reddito disponibile, ben più alto rispetto ai livelli del pre-pandemia. L’ulteriore discesa del tassodi risparmio a fine 2021 è derivata dalla diffusione della variante Omicron del coronavirus.  Dopo le brusche flessioni registrate nel 2020 e 2021, con un andamento che segue le ondate della pandemia e le successive misure di distanziamento adottate, ed una ripresa nel corso del 2021, i consumi per servizi mostrano a fine anno le prime battute d’arresto, su un livello ancora ben lontano dai livelli di spesa osservati nel 2019, anche a causa degli elevati contagi delle ultime settimane. Ci si aspetta tuttavia in estate, con il superamento delle misure di distanziamento adottate nei mesi scorsi, una ripresa della spesa per servizi, trainata principalmente dai settori del turismo, della ristorazione e dei servizi ricreativi, i settori maggiormente colpiti dalla pandemia.

Figura 3 - Spese per consumi delle famiglie
Figura 4 - Propensione al risparmio delle famiglie

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Fonte: REF Ricerche su dati Istat, aprile 2022

Nei prossimi mesi vedremo quindi due spinte di segno opposto all’andamento dei consumi: a quella, positiva, legata alla ripresa nei settori del turismo, si contrappone l’impatto dei maggiori prezzi dell’energia sul potere d’acquisto delle famiglie. Su quest’ultimo aspetto, le misure adottate dal Governo riguardano principalmente la riduzione, temporanea, delle accise sui carburanti e gli aiuti fiscali per fronteggiare l’aumento delle bollette: secondo le stime contenute nel Documento di Economia e Finanza (DEF), tali aiuti comporterebbero un minore aumento del 25% delle bollette pagate nel primo semestre dell’anno in corso. Lo stesso Def indica inoltre che altre misure avranno un impatto sui consumi; in particolare l’assegno unico e universale, riconosciuto da marzo 2022 ai nuclei familiari con figli a carico. Il Governo ha comunque rivisto le stime sull’andamento dei consumi, con una previsione di crescita della spesa delle famiglie del 3% nel 2022 rispetto al 5% previsto dalla Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (NADEF) di ottobre.

Il quadro resta molto incerto. Probabilmente assisteremo ad altre misure nel corso dell’anno, anche sotto forma di razionamento dei consumi energetici se le tensioni internazionali dovessero ulteriormente aggravarsi. Di fatto, una prima forma di razionamento potrebbe avvenire volontariamente da parte delle famiglie, mediante la limitazione dei consumi. Nonostante, infatti, il mercato dei beni energetici si caratterizzi per una domanda altamente rigida (in quanto si tratta di beni di prima necessità), a seguito degli incrementi eccezionali dei prezzi verificatisi negli ultimi mesi è ragionevole ipotizzare che le famiglie si adopereranno per evitare gli sprechi e diminuire, per quanto possibile, i consumi di energia e carburanti. L’aumento dei costi del carburante penalizzerà la domanda di auto. Il settore dell’auto è peraltro già penalizzato da una fase di difficoltà legata agli aumenti dei costi, oltre che alla mancanza di intermedi, soprattutto dei microchip. Il primo trimestre del 2022 registra una riduzione delle immatricolazioni di nuove autovetture di quasi il 25% rispetto al primo trimestre del 2021.

Ulteriori problemi potrebbero però derivare dall’evolversi della situazione pandemica in altre parti del mondo, specialmente in Asia. I recenti lockdown imposti dalle autorità cinesi, infatti, potrebbero generare dei problemi nel funzionamento di alcune catene globali del valore, come già osservato nei mesi scorsi, con conseguenti tensioni su alcuni mercati e ripercussioni sui prezzi di determinati beni.