Sostenibilità Food

La sostenibilità: leva d’innovazione per l’agroalimentare

La ricerca 2025-2026 dell’Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano sintetizza le nuove sfide che le imprese dell’agrifood devono affrontare in un contesto di mercato e normativo in costante evoluzione

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Sul tema della sostenibilità nella filiera agroalimentare c’è una sensibilità crescente da parte di tutti gli attori di un settore che sta vivendo una profonda trasformazione. Da un lato, le spinte regolatorie rendono quest’ultima un obiettivo sempre più articolato e vincolante. Dall’altro, l’innovazione offre nuove soluzioni per rispondere alle sfide del settore.

Il convegno di presentazione dell’ottava edizione della ricerca realizzata dall’Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano è stata l’occasione per approfondire alcuni temi chiave per i protagonisti della filiera. Tra questi:

  • L’innovazione per la biodiversità nel settore agrifood.
  • Il quadro normativo europeo in tema di monitoraggio e rendicontazione della sostenibilità.
  • Il recupero e valorizzazione delle eccedenze alimentari per ridurre lo spreco.
  • L’ecodesign per la sostenibilità nel packaging.

L’obiettivo era quello di offrire strumenti e chiavi interpretative per supportare aziende e stakeholder nella transizione verso modelli più resilienti, trasparenti e sostenibili. Ne ha discusso un panel di rappresentanti di imprese, istituzioni, terzo settore e comunità scientifica.

«Per le imprese è fondamentale assumere una prospettiva di supply chain e guardare in modo maturo alla regolazione. L’innovazione è un fil-rouge che fa da mediatore tra la sostenibilità e il suo impatto più complessivo sulle prestazioni di un’organizzazione», ha affermato Alessandro Perego, Vicerettore per lo sviluppo sostenibile e impatto, Politecnico di Milano.

Direttive e regolamenti

Negli ultimi anni il quadro normativo sulla sostenibilità ha inciso in maniera significativa sul settore agroalimentare. Tra i principali provvedimenti che hanno un impatto diretto sulla filiera vanno citati la CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive o Direttiva sulla rendicontazione societaria di sostenibilità, ndr), la CS3D (Corporate Sustainability Due Diligence Directive o Direttiva sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità, ndr) e l’EUDR, ovvero il Regolamento europeo sulla deforestazione.
La prima estende gli obblighi di reporting anche ai dati provenienti da fornitori e partner. La seconda disciplina la due diligence su impatti ambientali e diritti umani. La terza obbliga le imprese a garantire che materie prime e prodotti non provengano da aree deforestate dopo il 2020. Senza dimenticare altri importanti regolamenti, come il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM o Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, ndr) e il Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR o Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, ndr).

Le imprese devono quindi rispondere ai nuovi obblighi normativi, che estendono la loro responsabilità all’intera supply chain. Per questo, la raccolta e gestione di dati affidabili è indispensabile per garantire la conformità normativa e rafforzare la sostenibilità del comparto agroalimentare.

L’importanza degli standard

Il nuovo contesto normativo pone il focus sulla filiera e rende fondamentale l’adozione degli standard, ovvero di un linguaggio comune e condiviso.

«Il nostro compito è comprendere le necessità delle aziende: da tempo abbiamo diversi tavoli di lavoro dove le parti in gioco si confrontano, definendo regole condivise per dialogare. In quei contesti si definiscono anche alcune soluzioni di sistema. Per esempio, è stato definito il set minimo di dati standard che le aziende si devono scambiare», ha spiegato Mirko Repetto, Sales & business developement senior manager di GS1 Italy Servizi.

Una case history interessante è quella di Granarolo, che evidenzia come l’evoluzione normativa europea sulla sostenibilità stia trasformando la rendicontazione da mero esercizio di comunicazione a strumento di governance della filiera. L’azienda ha avviato lo sviluppo di una piattaforma digitale multilingua che standardizza la raccolta delle informazioni ambientali nelle diverse società del gruppo, rendendo più efficace e affidabile l’elaborazione degli indicatori. Il perimetro della misurazione ha incluso allevamenti e fornitori, mentre sono stati introdotti percorsi di formazione per diffondere competenze anche in contesti meno maturi.

Valorizzare le eccedenze

La direttiva (UE) 2025/1892 sui rifiuti segna un passaggio cruciale nelle politiche europee di prevenzione dello spreco alimentare, introducendo per la prima volta obiettivi di riduzione vincolanti da centrare entro il 2030. Per la distribuzione italiana l’obiettivo è davvero sfidante, se consideriamo che solo nel periodo 2020-2023 la produzione media annua di rifiuti alimentari è stata di oltre 565 mila tonnellate. Ciò significa che la riduzione richiesta entro il 2030 corrisponde a circa 170 mila tonnellate annue.

Il percorso, tuttavia, è già ben avviato: i retailer hanno iniziato a sviluppare interventi operativi, tecnologici e culturali tesi a ridurre gli sprechi. Il 41% promuove prodotti prossimi alla scadenza, mentre il 43% (che sale al 76% delle grandi imprese) dichiara di monitorare le proprie eccedenze. Inoltre, circa il 71% dei player della distribuzione adotta almeno una pratica di valorizzazione delle eccedenze. In particolare, la donazione per fini sociali è oggi effettuata dal 44,5% dei retailer, ma con una forte prevalenza delle grandi imprese (83%), mentre le PMI (piccole e medie imprese, ndr) si fermano sotto il 50%.

Sul fronte dell’innovazione tecnologica, un contributo rilevante viene dall’ecosistema internazionale delle start-up che si occupano di riduzione dei rifiuti alimentari. La maggioranza (71%) si concentra sulla prevenzione, offrendo strumenti digitali per ottimizzare pianificazione e gestione delle scorte, mentre il 27% abilita processi di riutilizzo e redistribuzione alimentare.

La svolta del PPWR

A sua volta, l’entrata in vigore del PPWR segna un passaggio rilevante per il packaging alimentare. Le imprese della filiera alimentare estesa percepiscono il regolamento come una trasformazione sistemica più che come un semplice adeguamento tecnico. E devono prendere alcune decisioni in un quadro normativo ancora in evoluzione. La sfida principale non riguarda tanto i singoli obblighi, quanto la loro traduzione in soluzioni industrialmente praticabili e realmente sostenibili. In sintesi, secondo gli stakeholder il PPWR può generare valore se accompagnato da adeguate condizioni operative.

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