Immaginate di entrare in casa dopo una lunga giornata e accendere tutte le luci. Non per vedere meglio (conoscete ogni stanza) ma per capire davvero com’è messa la casa: se ci sono crepe nei muri, se il pavimento regge, se l’arredamento è cambiato nel tempo.
Le statistiche sulle condizioni di vita funzionano un po’ così: accendono la luce su un sistema che abitiamo ogni giorno, ma che raramente osserviamo con attenzione.
L’ultima fotografia scattata dall’Istat ci restituisce un’immagine meno buia di quanto ci si potesse aspettare, ma ancora piena di zone d’ombra.
Secondo il comunicato stampa Istat "Condizioni di vita e reddito delle famiglie | Anni 2024-2025", nel 2025, la quota di persone a rischio di povertà o esclusione sociale scende al 22,6%, in lieve miglioramento rispetto all’anno precedente. È come se una stanza della casa fosse stata riordinata: meno disordine, più spazio per muoversi. Ma basta guardare meglio per accorgersi che non tutto è davvero a posto.
Il miglioramento, infatti, non è uniforme. Se da un lato diminuisce la quota di famiglie con bassa intensità di lavoro (segnale positivo legato alla crescita dell’occupazione) dall’altro aumenta leggermente la grave deprivazione materiale e sociale.
Tradotto: più persone lavorano, ma non sempre questo basta a garantire condizioni di vita adeguate. È una casa in cui alcune luci si accendono mentre altre iniziano a tremolare.
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Ripartizione Geografica |
Media 2024 | Mediana 2024 | Media 2025 | Mediana 2025 | Var. % Media |
|---|---|---|---|---|---|
| Nord-Ovest | 41.811 | 33.010 | 43.457 | 35.020 | +3,9% |
| Nord-Est | 41.634 | 34.772 | 44.290 | 37.086 | +6,4% |
| Centro | 38.377 | 31.836 | 40.562 | 32.910 | +5,7% |
| Sud e Isole | 30.667 | 24.884 | 32.427 | 26.404 | +5,7% |
| ITALIA | 37.511 | 30.039 | 39.501 | 31.704 | +5,3% |
Fonte: EU-SILC – Indagini 2024 e 2025 (redditi 2023 e 2024, esclusi affitti figurativi) – valori in euro
Anche sul fronte dei redditi arrivano segnali incoraggianti, almeno nel breve periodo visto quello che si profila all’orizzonte con la crisi iraniana. Nel 2024 il reddito medio delle famiglie cresce sia in termini nominali (+5,3%) sia reali (+4,1%), tornando ad aumentare dopo due anni difficili. Ma qui entra in gioco la memoria della casa: se allarghiamo lo sguardo, scopriamo che rispetto al 2007 il reddito reale è ancora più basso del 4,9%. Come dire: abbiamo rimesso a posto qualche stanza, ma il valore complessivo dell’abitazione resta inferiore a quello di prima della crisi.
La distribuzione dei redditi, però, racconta una storia leggermente diversa. La disuguaglianza si riduce: il rapporto tra il 20% più ricco e il 20% più povero scende a 5,1, migliorando rispetto all’anno precedente. È come se le stanze della casa fossero meno distanti tra loro: meno lusso da una parte, meno precarietà dall’altra. Un segnale importante, anche perché trainato in parte da trasferimenti pubblici e dinamiche che favoriscono le fasce più basse.
Ma il vero nodo resta il lavoro. Un lavoratore su cinque è a basso reddito e oltre il 10% degli occupati è a rischio di povertà lavorativa. Qui la metafora, permettetemelo, si fa più concreta: avere un lavoro non significa automaticamente riuscire a “tenere accese le luci”. In molti casi il reddito da lavoro, da solo, non basta. Contano la stabilità, il numero di percettori in famiglia, la presenza di figli. La casa, insomma, non si regge su un solo pilastro.
Le differenze territoriali restano marcate. Il Nord-est continua a essere la zona più “solida” della casa, mentre il Mezzogiorno rimane quella più fragile, con livelli di rischio di povertà o esclusione sociale che superano il 38%. Anche qui, più che una singola crepa, si tratta di una struttura che nel tempo si è consolidata in modo diseguale.
C’è poi un altro elemento che emerge con forza: la composizione familiare conta moltissimo. Le coppie senza figli sono relativamente protette, mentre monogenitori e famiglie numerose restano più esposte. E ancora più vulnerabili risultano le famiglie con stranieri, dove il rischio di povertà supera il 40%. Non tutte le stanze della casa, insomma, sono abitate allo stesso modo.
In definitiva, il quadro che emerge è quello di un equilibrio fragile. I miglioramenti ci sono, e non sono trascurabili: più occupazione, redditi in crescita, disuguaglianza in calo. Ma sotto la superficie restano problemi strutturali (lavoro povero, divari territoriali, vulnerabilità familiari) che impediscono alla casa di essere davvero solida e indicano un campanello d’allarme in vista dei prossimi mesi.
Accendere la luce, in questo caso, serve proprio a questo: non per illudersi che vada tutto bene, ma per capire dove intervenire. Perché una casa può anche sembrare in ordine, ma è nelle crepe meno visibili che si gioca la sua tenuta nel tempo.