Innovazione

IA nelle PMI, mancano le competenze

Secondo la ricerca Nomisma presentata al primo forum AI.DEA, in Italia il 45% delle PMI la usa solo in modo informale e il 50% individua nella mancanza di skill il principale freno. Per la svolta servono formazione di profili ibridi

Konstantin Yuganov - stock.adobe.com

La scarsa crescita della produttività rappresenta da anni uno dei nodi strutturali più critici dell’economia italiana, con un impatto diretto sulla stagnazione dei salari e sulla perdita di competitività del paese. Negli ultimi 25 anni anni la produttività italiana ha registrato una flessione dello 0,4%, a fronte di una crescita media europea del +27%. Considerando che oggi il paese si trova a un livello di piena occupazione e si è già avviato verso una decrescita demografica, l’intelligenza artificiale (IA, ndr) potrebbe rappresentare per le imprese una leva per aumentare la produttività. È il suggerimento che arriva dal primo forum dal forum AI.DEA, promosso da Nomisma e Confindustria.

Nel corso dell'evento, Andrea Bontempi, Direttore di Nomisma, ha evidenziato come l'IA rappresenti il principale motore di crescita per i prossimi anni. I benchmark internazionali evidenziano che le aziende pioniere (il top 20% IA intensive) registrano incrementi di produttività superiori al 163% contro il 34% dei concorrenti diretti, accompagnata anche da maggiori retribuzioni. Nel corso del forum, Nomisma ha presentato una ricerca con cui fotografa lo stato dell’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane e in particolare nelle PMI (piccole e medie imprese, ndr) e prospettare le modalità di un’implementazione responsabile.

Nonostante l'Italia presenti una quota del 79,8% di aziende digitalizzate (superiore alla media UE del 72%), solo il 33% considera l’integrazione dei dati soddisfacente.

Il vero nodo dell’analisi non è quanta IA si adotta, ma quanto l'azienda cambia grazie ad essa.

I livelli di adozione dell’IA delle imprese italiane

Partendo dalla definizione di un range di maturità digitale da 0 a 5, dove 0 sono le aziende non digitalizzate e 5 sono quelle che hanno usato l’IA per trasformare il proprio modello di business. La survey ha coinvolto quasi 15 mila imprese ed è emerso che:

  • Il 45% di esse è allo stadio uno, cioè i dipendenti usano in maniera informale l’IA.
  • Il 22% è allo stadio due, ovvero ha automatizzato un sottoprocesso.
  • L’8% è al quarto stadio, cioè i processi operativi sono guidati dall'IA e integrati nei sistemi informatici per ottimizzare le decisioni strategiche.
  • Il 4% è al quinto stadio.
  • Un significativo 21% non è digitale.

Tra le aziende che hanno lanciato progetti di IA:

  • Il 78% sta progettando o ha progettato un metodo per capire in quali nuovi casi posso usare l’IA.
  • Il 73% l’ha connessa ai propri sistemi informatici.
  • Il 60% sta cercando di mettere in piedi dei meccanismi di KPI (Key Performance Indicator o indicatori chiave di prestazione, ndr) per misurare il ritorno sull’investimento.

Il 29% delle imprese non prevede di lanciare progetti IA.

Il principale ostacolo nell’implementazione dell’IA, segnalato dal 50% dalle imprese, è l’assenza di competenze, seguito dalla scarsa utilità percepita per il business, dalla difficoltà di integrazione con i sistemi esistenti e dai costi di implementazione.
Per superare questi ostacoli, oltre al personale adeguato, servono incentivi mirati e un adeguato supporto consulenziale.

Attualmente l’intelligenza artificiale viene applicata soprattutto nel marketing e nella comunicazione, ma chi indica che nel giro di due anni lancerà un progetto dimostra di avere un approccio molto analitico: il 77% dichiara di volerla usare nell’analisi dei dati ma interessa anche l’utilizzo nell’analisi delle performance, nella logistica e supply chain e nella costruzione del prezzo. Quindi le PMI che stanno valutando di implementare l’IA lo stanno facendo con idee puntuali.

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