Le imprese già presenti sul mercato hanno un ruolo rilevante nella costruzione della platform economy: sviluppano servizi che mettono in relazione clienti, fornitori e partner, facendo leva sulle attività e sulle competenze di cui dispongono. È quanto emerge dalla quarta edizione della ricerca del Platform Thinking HUB, il centro di ricerca e confronto con le imprese degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, che dal 2023 studia come le aziende consolidate possano utilizzare i modelli delle piattaforme per innovare.
L’indagine ha analizzato 279 piattaforme in otto settori e sei paesi, rilevando come il 38,4% di esse sia stato sviluppato da organizzazioni già esistenti.
Un risultato che mette in discussione l’idea di una partita riservata alle startup digitali e offre una prospettiva concreta anche alle imprese italiane: costruire una piattaforma può significare ampliare un servizio, coinvolgere nuovi operatori o riprogettare un processo, senza dover cambiare l’intero modello di business.
La ricerca copre commercio, turismo, mobilità, finanza, lavoro, media, industria e sanità in Italia, Francia, Germania, Spagna, Stati Uniti e Cina. La selezione, realizzata con il supporto dell’intelligenza artificiale e verifiche dei ricercatori, permette di osservare chi sviluppa le piattaforme, come creano valore e quale spazio occupano nei diversi mercati.
«Le imprese consolidate possono costruire piattaforme», sottolinea Tommaso Buganza, Responsabile scientifico e Direttore del Platform Thinking HUB.
Un’azienda già attiva può partire dalla propria clientela, dalla rete di fornitori e dai sistemi tecnologici disponibili per sviluppare un servizio che metta in contatto questi soggetti. Deve però individuare un’esigenza concreta da soddisfare e offrire a ciascuno un motivo per partecipare: per esempio, consentire ai clienti di trovare servizi complementari e ai partner di raggiungere nuovi acquirenti.
Dalle relazioni esistenti a nuovi servizi
Delle 279 piattaforme analizzate nella ricerca, 107 sono state lanciate da aziende già in attività, comprese quelle digitali. È il caso di Amazon, che ha aperto il proprio sito ai venditori esterni creando il marketplace. Questa origine accomuna il 73,5% delle piattaforme del commercio, il 59,4% di quelle della finanza e il 55,2% dell’industria, contro il 10,3% nel turismo.
Tabella 1 - Il peso delle imprese già esistenti tra le piattaforme analizzate
| Settore | Create da imprese già attive | |
|---|---|---|
| Commercio | 73,5% | |
| Finanza | 59,4% | |
| Industria | 55,2% | |
| Media | 45,0% | |
| Mobilità | 33,3% | |
| Sanità | 24,5% | |
| Lavoro e servizi professionali | 20,5% | |
| Turismo | 10,3% | |
| Intero campione | 38,4% |
Fonte: Platform Thinking HUB, Politecnico di Milano - Ricerca 2026
Tra queste 107 iniziative, il 70,1% è collegato all’attività principale dell’azienda. Altre ampliano l’offerta in ambiti nuovi: Telepass, per esempio, ha esteso i propri servizi dal pagamento dei pedaggi a quello dei parcheggi.
«Le imprese consolidate possono assorbire questa logica di creazione del valore, diventare almeno in parte delle piattaforme», osserva Daniel Trabucchi, Responsabile scientifico e Direttore del Platform Thinking HUB.
Delle 80 piattaforme selezionate nel mercato italiano, soltanto 21 sono nate in Italia: il 26,3%, la quota più bassa tra i sei paesi studiati. Sette di queste sono state create da imprese già esistenti.
Tabella 2 - La presenza di piattaforme di origine nazionale nei sei mercati studiati
| Mercato analizzato | Nate nel paese | |
|---|---|---|
| Cina | 91,7% | |
| Stati Uniti | 88,8% | |
| Francia | 42,5% | |
| Germania | 33,8% | |
| Spagna | 30,4% | |
| Italia | 26,3% |
Fonte: Platform Thinking HUB, Politecnico di Milano - Ricerca 2026
Come le piattaforme generano ricavi
Il 62% delle piattaforme analizzate combina più attività: mette in contatto compratori e venditori, ospita servizi sviluppati da soggetti esterni oppure offre spazi pubblicitari. Anche i ricavi provengono spesso da fonti diverse: il 73,1% utilizza almeno due meccanismi. I più diffusi sono le commissioni richieste ai venditori e ai fornitori di servizi (52,7%), la pubblicità (45,2%) e gli abbonamenti degli utenti (35,1%). Solo il 5,7% vende o concede in licenza i dati: il loro valore consiste soprattutto nel migliorare i servizi, personalizzare le offerte e rendere più efficace la pubblicità.
Creare valore per chi partecipa
La sostenibilità di questi modelli dipende anche dal valore offerto ai partecipanti. Lo ricordano Geoff Parker, del Dartmouth College, e Marshall Van Alstyne, della Boston University, studiosi dell’economia delle piattaforme e coautori di Platform Revolution, il libro del 2016 che ne spiega il funzionamento e i modelli di business.
"Nel vostro contesto, quale problema risolve e per chi?", domanda Parker. Il progetto deve offrire un beneficio concreto anche a chi vi partecipa con servizi, contenuti e competenze. Come sottolinea Van Alstyne: "Se volete costruire una piattaforma, dovete capire se riuscite a creare più valore di quanto ne trattenete".
L’IA porta il modello dentro l’organizzazione
La ricerca ha approfondito anche l’impiego dell’IA (intelligenza artificiale, ndr) per migliorare la collaborazione tra funzioni aziendali. Nel 2026, il Platform Thinking HUB ha coinvolto dieci organizzazioni in tre laboratori, accompagnando i team dall’individuazione di un problema ricorrente alla progettazione di una soluzione, fino allo sviluppo di prototipi e alla definizione delle prove da svolgere.
Il lavoro si è concentrato su come collegare chi possiede informazioni e competenze con chi ne ha bisogno. Per ogni progetto, i team hanno dovuto chiarire chi avrebbe partecipato, quale beneficio avrebbe ricevuto e perché avrebbe contribuito, definendo anche dati necessari e responsabilità.
L’IA ha avuto un doppio ruolo: rendere possibili questi scambi e aiutare i gruppi a progettare le soluzioni, formulando domande, proponendo alternative e mettendo alla prova le ipotesi.
I ricercatori hanno seguito il percorso attraverso materiali progettuali, conversazioni con l’IA, interviste e questionari.
I progetti hanno raggiunto livelli diversi di maturità e documentano un percorso ancora sperimentale. Dal lavoro emerge anche l’importanza del coinvolgimento dei team: le proposte dell’IA devono essere discusse e valutate dal gruppo, che mantiene la responsabilità delle decisioni.