Con il DPP porte aperte ai prodotti
Con la conclusione del processo di standardizzazione guidato da CEN (Comitato europeo di normazione, ndr) e CENELEC (Comitato europeo di normazione elettrotecnica, ndr), l’Unione europea entra ufficialmente nell’era del passaporto digitale del prodotto (DPP).
Introdotto dal Regolamento ESPR (Regolamento 2024/1781 sulla progettazione ecocompatibile per i prodotti sostenibili, ndr) e da varie normative di settore (a partire da determinate tipologie di batterie, fino a detergenti e giocattoli), il DPP non è una semplice pagina web, ma la vera e propria carta d'identità digitale di un prodotto, accessibile tramite QR code, RFID, NFC o altri supporti dati.
Il suo scopo è triplice:
- Guida i consumatori fornendo informazioni cruciali su sostenibilità, riparazione e riciclo per promuovere l'economia circolare.
- Consente alle autorità doganali e di controllo di verificare la conformità normativa.
- Rappresenta, per le aziende, un prerequisito obbligatorio d'accesso al mercato.
Proprio come per i cittadini senza passaporto, per un prodotto sprovvisto di DPP in regola le porte dell'Unione europea rimarranno chiuse.
Gli standard GS1 nel quadro normativo
Il 15 luglio 2026 è stata infatti pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea la decisione di esecuzione (UE) 2026/1736 con la quale l’UE ha pubblicato i riferimenti delle norme armonizzate elaborate da CEN/CENELEC che disciplinano gli aspetti tecnici del DPP. I DPP realizzati in conformità alle norme armonizzate pubblicate beneficeranno della presunzione di conformità ai requisiti stabiliti dal Regolamento ESPR. Per l'Italia, le norme sono reperibili tramite UNI (Ente italiano di normazione). Le norme armonizzate relative agli identificativi univoci, ai supporti dati e ai protocolli di scambio delle informazioni citano gli standard GS1 come strumenti riconosciuti per soddisfare i requisiti previsti dalla normativa.
Gli standard GS1 a supporto
Per comprendere il ruolo di GS1 nel contesto del passaporto digitale di prodotto, troviamo molto efficace la metafora “architettonica”. Pensiamo alla costruzione di un palazzo: si parte dalle fondamenta, dai muri e dagli infissi, per arrivare poi all’aggiunta dei piani, alla suddivisione degli spazi interni, e solo infine all’arredamento. Possiamo fare un parallelismo con il processo di realizzazione del DPP: prima si definisce il “sistema DPP”, ovvero l’architettura cross-settoriale a livello tecnologico, la gestione degli accessi, le modalità di stoccaggio dati e di consultazione. Questa architettura funge da base, pronta poi ad accogliere le informazioni che compongono il passaporto, siano esse comuni a tutti i settori o specifiche per ogni singola categoria.
Rimanendo nella metafora, gli standard GS1 rappresentano le fondamenta, che garantiranno una solida base al “palazzo del DPP”: già diffusi ampiamente a livello globale, gli standard GS1 sono ufficialmente riconosciuti dalle norme armonizzate come soluzione conforme per identificativi, supporti dati e protocolli di scambio informazioni.
In altre parole, i passaporti digitali di prodotto, se realizzati secondo gli standard GS1 in modo conforme ai requisiti stabiliti dal Regolamento ESPR e dalle relative norme armonizzate, beneficeranno della presunzione di conformità.
Gli standard di identificazione GS1 permettono di identificare univocamente prodotti e luoghi:
- Il GS1 GLN (Global Location Number) permette di identificare sedi legali e operative, rispondendo con flessibilità alla necessità di mappare luoghi, sedi, snodi logistici.
- Il GS1 GTIN (Global Trade Item Number, spesso conosciuto come codice EAN) permette di identificare univocamente i prodotti. Se associato a un numero di lotto o a un numero seriale, il GS1 GTIN consente di identificare i prodotti a diversi livelli di granularità, rispondendo in modo flessibile alle esigenze operative e ai requisiti normativi (ad esempio a livello di modello/model, lotto/batch o singolo articolo/item, come previsto dall'ESPR). In questo modo, il codice GS1 GTIN può supportare i requisiti della catena del valore e quelli normativi a qualsiasi livello di granularità. Grazie al GS1 Digital Link, lo stesso identificativo può inoltre essere rappresentato attraverso diversi supporti dati, come QR code, NFC o RAIN RFID, garantendo interoperabilità e un accesso coerente alle informazioni.
Il DPP viene infatti reso accessibile dai vari attori coinvolti tramite supporti dati (data carrier): QR code o altre tecnologie, quali per esempio RFID o NFC, a seconda delle specificità del prodotto. Gli standard GS1 ammessi sono il QR code standard GS1 contenente un GS1 Digital Link, il tag NFC con GS1 Digital Link, il tag RFID con EPC secondo GS1 TDS 2.3 (schemi “++”).
Una volta definite le fondamenta e costruito lo scheletro del “palazzo”, è il momento di arredarlo: quali informazioni dovrà contenere, concretamente, il passaporto digitale di prodotto?
Le informazioni saranno eterogenee, poiché dovranno rispondere alle esigenze di un pubblico variegato: dai consumatori, alle autorità di controllo, fino agli operatori tecnici come riciclatori e manutentori. Se alcuni dati saranno comuni a tutti i settori, altri rifletteranno le peculiarità delle singole categorie merceologiche.
L’obiettivo del regolamento ESPR è presentare questi dati in un formato comprensibile oltre i confini aziendali e geografici: le informazioni devono poter essere comprese sia dagli umani che dalle macchine, garantendo la massima interoperabilità. In questo scenario, lo standard GS1 Web Vocabulary gioca un ruolo chiave: si tratta di un vocabolario semantico globale sviluppato da GS1 per descrivere prodotti, luoghi e organizzazioni sul Web in un formato nativamente comprensibile alle macchine (machine readable). Estendendo il vocabolario standard Schema.org, il GS1 Web Vocabulary permette di creare "identità digitali" dei prodotti direttamente interrogabili da motori di ricerca, assistenti basati su intelligenza artificiale (IA) e applicazioni per consumatori o autorità di controllo. Questo approccio non solo facilita il dialogo automatico tra sistemi, ma abilita motori di ricerca e app a offrire al consumatore finale un'esperienza informativa più ricca e immediata.
Le prossime scadenze
L’altra milestone per la costruzione dell’architettura del DPP è stata la pubblicazione, il 17 luglio 2026, nella Gazzetta ufficiale dell'UE del regolamento di esecuzione (UE) 2026/1778 che stabilisce le modalità di attuazione del registro dei DPP, istituito ai sensi del Regolamento ESPR. Il provvedimento definisce l'architettura, le regole di funzionamento e gli obblighi applicabili al registro europeo che consentirà la registrazione e la gestione dei passaporti digitali di prodotto.
Guardando ai prossimi passi, si entrerà nel vivo nel corso del 2027 con scadenze ben definite:
- Il 18 febbraio 2027 il DPP diventerà obbligatorio per specifiche tipologie di batterie (veicoli elettrici, mezzi di trasporto leggeri e batterie industriali).
- Sempre nel primo trimestre 2027 verranno definiti gli atti delegati per i prodotti da costruzione nell'ambito del Regolamento CPR (2024/3110).
- Entro il terzo trimestre 2027 si completerà la definizione del quadro regolatorio per i fornitori di servizi DPP coinvolti nella creazione, autenticazione, trattamento e conservazione dei dati tramite l'adozione formale del relativo atto delegato.
- Entro la fine del 2027 verranno adottati gli atti delegati del Regolamento ESPR per i settori del tessile, alluminio e pneumatici per definire, tra le altre cose, la tipologia delle informazioni da inserire nel DPP e la granularità delle informazioni (se i dati si riferiscono a un modello, lotto o singolo articolo).
- A seguire, per quanto riguarda normative verticali di prodotti, ricordiamo che per i detergenti il DPP sarà obbligatorio a partire dal 23 settembre 2029 (Reg. 2026/405) e per i giocattoli a partire dal 1° agosto 2030 (Reg. 2025/2509).
Come anticipare i tempi normativi?
La risposta è puntare sulla solidità delle fondamenta.
Le aziende che già utilizzano gli standard GS1 hanno di fatto già costruito l’infrastruttura di base per il DPP: un linguaggio globale, condiviso e riconosciuto.
Per quanto riguarda le specifiche di prodotto - l'arredamento di questo sistema - attendiamo ora gli atti delegati della Commissione europea. Il consiglio è dunque quello di non restare in attesa, ma di capitalizzare su standard che rendono la transizione fluida e pronta ad accogliere ogni nuovo requisito.