Logistica

Logistica: è il momento di fare sistema

A Logistics Day 2026 imprese, istituzioni e operatori concordano su una priorità: la logistica deve entrare nella politica industriale italiana. Infrastrutture, governance, innovazione e sostenibilità rafforzano competitività e resilienza

Antony Weerut - stock.adobe.com

Con un fatturato annuo di circa 205 miliardi di euro, pari al 9% del PIL nazionale, più di 79 mila imprese e oltre 1,4 milioni di addetti, la logistica e i trasporti non possono essere un settore a parte, ma devono entrare a pieno titolo nell’agenda e nelle visioni di politica industriale ed economica del paese. Con questa riflessione Leopoldo Destro, Vicepresidente per i trasporti, la logistica e l’industria del turismo di Confindustria, ha aperto il suo intervento a Logistics Day 2026, seconda edizione dell’evento organizzato da Il Sole 24 Ore per discutere e sviluppare strategie innovative per il comparto.

«La logistica è produttività applicata: unisce i paesi, crea un mercato unico, realizza efficienza, ma le infrastrutture sono fondamentali» ha evidenziato Destro.

Ci sono piani per lo sviluppo delle reti europee, a cominciare dai corridoi TEN-T, ma anche delle arterie nazionali per cui serviranno centinaia di miliardi di euro. «McKinsey stima solo per le infrastrutture nazionali un fabbisogno in quindici anni di 550 miliardi euro, 36 all’anno. L’agenda di Governo e le prossime Leggi di Bilancio dovranno quindi includere interventi e strumenti a supporto di questi investimenti». In particolare, Destro ha indicato nei valichi alpini un punto nevralgico: «sono fondamentali per collegare l’Italia al resto d’Europa. vi transitano oltre 400 miliardi di euro di merci in entrata e in uscita all’anno. Per questo chiediamo a gran voce un maggior coordinamento europeo su questo aspetto».

La logistica come leva di politica industriale

Secondo Donato Liguori, Direttore generale per i porti, la logistica e l’intermodalità presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, a mancare non sono le infrastrutture, quanto piuttosto una visione di sistema:

«abbiamo tanta logistica ma non un sistema logistico di paese. Il Governo sta cercando di dare risposte con interventi come la Riforma dei Porti che, tra le altre cose, propone una visione unitaria e una strategia comune».

A questo si aggiunge l’impegno a potenziare strumenti che incentivano l’intermodalità. Utili, ma non sufficienti secondo Paolo Guidi, Presidente di Assologistica: «il ferrobonus non basta. Servono processi che facilitino l’utilizzo della ferrovia e la connessione con i porti. Gli investimenti qui vanno accelerati». Alessandro Pitto, Presidente di Fedespedi, ha invece confermato che la Riforma di Porti segna un decisivo passo avanti. «Uno sviluppo non competitivo ma completare delle infrastrutture richiede una regia unitaria».

Fare sistema: governance e intermodalità

Massimo Marciani, Segretario generale dell’Osservatorio TCR - Transport Compliance Rating e Presidente del Freight Leaders Council, ha spostato il fuoco su un altro punto.

«Non raccontiamoci storie: la difficoltà è sempre fare sistema. Questo perché fare sistema implica fare scelte che non possono accontentare tutti. Non si può, ad esempio, incentivare tutto e tutti. Se si decide di spostare il traffico di lunga percorrenza sul ferro bisogna poi agire di conseguenza. Inoltre avrebbe più senso parlare di investimenti, piuttosto che di incentivi».

Costanza Musso, Presidente di Wista Italy e AD di M.A. Grendi ha sottolineato la necessità e l’urgenza di “salire sulle rotaie” anche perché «manca e sempre più mancherà chi guida la gomma. Affinché però il treno sia un’opzione davvero efficiente, le rotaie devono essere raccordate con porti e interporti». «Non abbiamo bisogno di più punti sulla rete, ma di più connessioni» ha confermato anche Nazzarena Franco, Presidente e CEO di DHL Express Italy, parlando di come fenomeni geopolitici quali la chiusura dello stretto di Hormuz, oppure economici come i dazi statunitensi, impattino sulla gestione logistica. «La richiesta di tempestività nella fornitura non può sempre essere soddisfatta con logiche tradizionali: in questi mesi, il cargo aereo ha aiutato a bypassare le rotte marittime compromesse, ma non ha la stessa capacità. A valle, i dazi suggeriscono l’opportunità di rivolgersi ad altri mercati e quindi ad allargare il bacino».

La geopolitica ridisegna le supply chain

«Le rotte commerciali seguono le rotte del potere» ha invece detto Angela Stefania Bergantino, Docente di Economia applicata dell’Università di Bari e ISPI Senior Associate Research Fellow, spiegando come gli equilibri politici, non più solo quelli economici, condizionino sempre più il commercio. Gli effetti si vedano poi lungo le supply chain. «Per trent’anni le supply chain sono state pensate con l’obiettivo di ridurre costi e quindi gli impatti sul prezzo finale. Oggi questa strategia paga poco e rischia di costare molto, perché la nuova globalizzazione tiene conto della geo-economia. L’efficienza non basta più. La resilienza è la condizione necessaria per la competitività. L’affidabilità sostituisce la velocità». Le aziende cercano quindi soluzioni che riducano i rischi per le supply chain: «hanno doppi mercati di approvvigionamento e dal just in time si è passato al just in case supportato da scorte strategiche».

Bergantino ha anche evidenziato le opportunità per un Mediterraneo che viaggia però due velocità, con il Sud Europa e in particolare l’Italia in ritardo. «Savona Vado è l’unico porto italiano nei primi cento. Dobbiamo cercare di cogliere l’opportunità di un Mediterraneo con prospettive di crescita del 3,4% annuo fino al 2028.»

Intelligenza Artificiale: un alleato per l'efficienza

L’altra grande occasione sul tavolo della logistica è l’innovazione tecnologica. Luca Milani, Partner di McKinsey & Company, ha indicato nell’intelligenza artificiale (IA) e nell’advanced manufacturing (che include digital twin, robotica, automazione ma anche tecnologie per la difesa) i settori trainanti dell’economia a livello globale. «L’IA in particolare rappresenta una grande opportunità, anche per la logistica» ha dichiarato Milano. A confermare questa visione è stata Jessica Monti, AD di One Service Logistica e Trasporti: la sua azienda già oggi utilizzi l’IA per supportare l’essere umano nell’organizzazione del trasporto. «Mi piacerebbe anche una soluzione che connetta trasporto e magazzino: un miglior coordinamento delle spedizioni e degli slot di carico e scarico ridurebbe il fabbisogno di spazio e aumenterebbe l’efficienza».

Andrea Peressi, AD di Modulblock ha definito l’IA “uno strumento per ottimizzare i flussi non per addormentare i cervelli”. «Non dobbiamo affidarci ciecamente all’intelligenza artificiale - ha dichiarato - ma non sfruttarne le opportunità sarebbe un grave errore». E un’opportunità interessante riguarda la sicurezza: «L’IA permette di analizzare i dati non solo in forma statica ma anche in ottica predittiva, permettendoci di osservare lo stato di salute delle attrezzature, identificare tempestivamente danni e rischi per anticipare i problemi e ridurre i cosi dell’inefficienza».

La competizione parte dalla sostenibilità

Ultima ma non ultima, c’è la sfida della sostenibilità. Nel suo intervento Virginie Delcroix, Directrice développement durable di Group Geodis, ha ricordaro che il trasporto merci contribuisce per circa il 10% alle emissioni nei paesi UE. «La pressione a decarbonizzare le supply chain è diffusa, ma non per tutti è una priorità. La sostenibilità non deve essere vista come una componente laterale del business, ma come una leva strategica».

Logistica in trasformazione

La logistica italiana si trova dunque a un bivio: restare ferma o fare il salto necessario per diventare davvero competitiva. La trasformazione richiede però scelte condivise e una visione di lungo periodo in cui infrastrutture, intermodalità, innovazione e sostenibilità non siano più sfide separate, ma elementi di una strategia unica per rafforzare il sistema paese.

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