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Sanità digitale: la tecnologia accelera, ma serve un cambio culturale

Mentre crescono investimenti, servizi e utilizzo delle tecnologie digitali nella sanità italiana, restano aperte le sfide su competenze, governance ed etica dell’IA

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La sanità digitale italiana si trova oggi in una fase di transizione: l’orizzonte temporale degli interventi del PNRR (Piano nazionale ripresa resilienza) volge al termine, lasciando un patrimonio di infrastrutture, come piattaforme di telemedicina, fascicolo sanitario elettronico 2.0, cartelle cliniche elettroniche, ecc., che ora devono inserirsi in un programma quotidiano di utilizzo concreto.

Nel frattempo, l’intelligenza articiale (IA) avanza anche in ambito medico, ponendo questioni pratiche, ma anche etiche.

Il convegno “I trend di spesa per la sanità digitale, gli ambiti di innovazione prioritari e le prospettive post-PNRR” organizzato dall’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano ha offerto una panoramica sullo stato di sviluppo della sanità digitale nel nostro paese, partendo dalla consueta indagine annuale arricchita dal confronto con esperti e rappresentanti istituzionali.

2,7 miliardi investiti nel 2025

Secondo i dati consuntivi del 2025 la spesa per la sanità digitale in Italia raggiunge i 2,7 miliardi, il 9% in più rispetto al 2024. Una crescita significativa, anche se leggermente inferiore rispetto a quella registrata nei due anni precedenti. Ma come sono state impiegate queste risorse? Tra le priorità delle aziende, per il secondo anno consecutivo, ci sono:

  • La cybersecurity (90%).
  • I servizi digitali al cittadino (81%, +16% vs 2024).
  • La cartella clinica elettronica (76%)
  • Le integrazione con sistemi nazionali o regionali (74%.
  • I servizi di telemedicina (74%).
  • Ilrepository clinico-data repository (72%).
  • L’intelligenza artificiale (71%, +8% vs 2024).

Ci sono, tuttavia, delle barriere alla digitalizzazione. In primis, le limitate risorse economiche disponibili (50%); poi, l’assenza di competenze per utilizzare gli strumenti digitali (32%), di strumenti e indicatori condivisi per valutare l’impatto dell’innovazione (28%) e di meccanismi organizzativi per garantire un’adozione uniforme (26%). Quest’ultima voce emerge in particolare nelle strutture sanitarie private, che hanno l’obbligo, a partire dal 31 marzo 2026, di utilizzare il fascicolo sanitario elettronico 2.0. Tra le voci più “nuove”, emerge, in particolare dal settore pubblico, il rischio che i progetti avviati non vengano completati o si ridimensionino (26%).

Acceleratore su cartella clinica e fascicolo sanitario elettronici

La digitalizzazione della sanità italiana accelera sul fronte della cartella clinica elettronica e del fascicolo sanitario elettronico (FSE), grazie agli investimenti del PNRR. Secondo i dati dell’Osservatorio, il 27% delle strutture sanitarie italiane non dispone ancora di una cartella clinica elettronica completa o la utilizza solo in alcuni reparti, ma cresce l’adozione di soluzioni regionali e aumentano i benefici percepiti dagli operatori sanitari, soprattutto in termini di disponibilità dei dati, tracciabilità delle attività e semplificazione della documentazione clinica.

Sul fronte del FSE, invece, si registra un forte incremento nell’utilizzo da parte dei cittadini: il 53% lo usa regolarmente, con una crescita di 13 punti percentuali rispetto all’anno precedente, soprattutto per consultare referti, prescrizioni e certificati vaccinali. Cresce anche la conoscenza dello strumento, arrivata all’83% della popolazione. Rimangono però forti differenze territoriali nella raccolta del consenso alla consultazione dei dati sanitari: alcune regioni superano il 70%, mentre altre restano sotto il 30%.

La telemedicina spicca il volo

La telemedicina entra in una fase di piena operatività in Italia, spinta dagli investimenti del PNRR e dall’avvio delle infrastrutture regionali dedicate. Oggi il servizio più diffuso nelle strutture sanitarie è la televisita, già attiva nel 62% delle aziende, seguita dal teleconsulto tra professionisti, presente nel 51% dei casi. Più limitata, ma in forte crescita, la diffusione del telemonitoraggio: il 43% delle strutture sanitarie prevede di introdurlo entro l’anno, soprattutto per la gestione di pazienti cronici e fragili.

In questo ambito cresce il ruolo delle farmacie, sempre più coinvolte nell’erogazione di servizi di telemedicina grazie alla loro presenza capillare sul territorio. Il vero nodo resta però quello delle competenze e dell’integrazione nei processi sanitari: tra il 50% e il 60% dei professionisti riconosce il valore della telemedicina, ma solo l’11% dei medici specialisti e il 15% degli infermieri ha ricevuto una formazione specifica sulle nuove piattaforme regionali.

IA in sanità: stato dell’arte e prospettive in Italia

L’IA avanza in ambito sanitario: il 36% dei cittadini, una percentuale tripla rispetto all’11% del 2025, utilizza chatbot basati sull’IA in ambito salute. Nel 47% dei casi i cittadini utilizzano questi sistemi per cercare di associare sintomi a possibili diagnosi, ma anche per comprendere termini medici poco chiari (41%), avere spiegazioni dei risultati di esami di laboratorio (40%). L’utilizzo dell’IA aumenta anche da parte dei professionisti sanitari, che ne riconoscono i vantaggi in termini di efficienza operativa e supporto alle attività cliniche. Restano però forti criticità legate a bias, scarsa trasparenza degli algoritmi, responsabilità professionale e qualità degli output generati. Proprio il tema delle competenze emerge come il principale nodo da affrontare: solo il 2% dei medici specialisti possiede un livello adeguato in tutte le competenze necessarie per utilizzare l’IA in modo efficace e consapevole, mentre poco più di un terzo delle aziende ha avviato programmi di formazione dedicati.

Etica e responsabilità nell’utilizzo dell’IA

L’utilizzo dell’IA in ambito sanitario solleva anche questioni etiche. Guido Giustetto, Presidente dell’OMCeO Torino e Componente del Comitato Centrale della FNOMCeO, nel suo intervento ha ribadito che il rapporto medico-paziente non può essere delegato a una piattaforma e che la responsabilità delle decisioni terapeutiche deve restare in capo al medico, insieme alla tutela dell’autonomia e del consenso informato del paziente. Secondo Giustetto, quindi, il ruolo del professionista dovrà evolvere sempre più verso quello di “mediatore” nelle situazioni di complessità, evitando anche il rischio di impoverimento cognitivo legato a un uso eccessivo delle tecnologie. Viola Schiaffonati, Professoressa ordinaria di logica e filosofia della scienza al Politecnico di Milano, ha sottolineato che l’IA va considerata una tecnologia sperimentale da valutare nei singoli contesti d’uso, evidenziando come la responsabilità finale e la valutazione dell’effettiva utilità delle soluzioni debbano restare sempre in capo all’essere umano.

Priorità e sfide post PNRR

Il PNRR lascia quindi in eredità un sistema sanitario più maturo, ma anche un patrimonio di infrastrutture e asset digitali che ora devono essere consolidati, sviluppati e pienamente valorizzati.

La vera sfida sarà rafforzare la capacità del sistema sanitario di utilizzare queste tecnologie in modo efficace e continuativo.

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