Manuela Soressi
L’opinione di Manuela Soressi

Scegliere (con un eccesso di offerta) stanca

L'eccesso di offerta ha trasformato il paradiso dello shopping in un labirinto di ansia, spingendo il consumatore alla paralisi da scelta, ma brand e retailer stanno invertendo la rotta semplificando l’esperienza di acquisto

Retail e brand Largo consumo

Alleggerire: se c’è un concetto che mette tutti d’accordo oggi è questo. Non è solo una sensazione personale ma un atteggiamento rilevato da diversi studi, ultimo in ordine di tempo Flair Italia 2026 di Ipsos che inserisce l’alleggerimento esistenziale tra i nuovi bisogni delle famiglie italiane e il tempo liberato tra quelli dei consumatori-lavoratori.

Ma se è abbastanza intuitivo comprendere le esigenze delle famiglie di poter contare su maggiori aiuti che permettano di affrontare con più serenità il presente e il futuro, lo è meno quando si tratta dei consumatori. Del resto sono anni e anni che si magnificano l’affermazione della multicanalità e della possibilità di comprare h24 per 365 giorni l’anno, così come l’aumento dell’offerta di prodotti e le opzioni di personalizzazione degli acquisti. L’introduzione di queste opportunità, si diceva, avrebbe trasformato il mondo del largo consumo in un paradiso dello shopping. E invece? Invece non è andata proprio così.

La moltiplicazione crescente del numero dei prodotti e dei brand, l’aumento rapido dei punti vendita fisici e virtuali, il ciclo sempre più veloce dell’affermazione delle nuove mode nel food (e l’altrettanto repentina scomparsa) e il tam tam incessante dei social media hanno finito per affaticare e disorientare le persone, rendendo più faticoso tutto. Anche decidere cosa comprare.

È un meccanismo biologico ben noto: quando riceve un’eccessiva quantità di messaggi da elaborare, il nostro sistema cognitivo va in modalità autodifesa e così, davanti a troppe opzioni, imbocca la via più sicura: non sceglie. Quindi arricchire troppo gli scaffali dei punti vendita fisici e il menu dei siti di e-commerce, lanciare continuamente nuove extension line, moltiplicare i gusti e i formati, segmentare eccessivamente l’offerta o proporre tante operazioni promozionali – magari evidenziando il tutto nei punti vendita – finisce per ottenere l’effetto contrario a quello voluto, distogliendo dagli acquisti anziché favorirli. Ma non solo.

Se nel consumatore l’eccesso di offerta genera ansia, lungo la supply chain provoca un aumento della complessità gestionale che oggi, sempre più spesso, appare insensata. E così oggi industrie e retailer cominciano a ripensare le loro politiche e a rivedere il loro approccio al mercato, dapprima verificando la congruità del proprio brand portfolio e poi intervenendo sui confini del loro business. Infatti negli ultimi mesi si è assistito a cessioni di marche, abbandoni di alcuni segmenti di mercato, riorganizzazione degli assetti aziendali e tagli al portafoglio prodotti.

Ma se finora queste decisioni rimanevano all’interno dell’azienda o della business community, ora invece le aziende iniziano a comunicarle in modo massivo e a far arrivare al cittadino l’impegno messo in campo per semplificare e “alleggerire” l’esperienza di acquisto e la capacità di essere empatici nei confronti dei propri clienti.

Trasformando, così, una misura necessaria per ottenere efficienza in un valore al servizio dello shopper e in una dichiarazione di vicinanza emotiva al consumatore

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