In un contesto agricolo esposto a complesse sfide climatiche, economiche e geopolitiche, rafforzare la competitività, l’efficacia e l’efficienza della filiera agroalimentare si rivela oggi sempre più decisivo. Per ottenere questi risultati, la digitalizzazione rappresenta uno dei principali strumenti a disposizione degli operatori. Per questo, dal 2016 l’Osservatorio Smart AgriFood - di cui GS1 Italy è sponsor - promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con l’Università degli Studi di Brescia, si pone l’obiettivo monitorare l’implementazione delle tecnologie digitali nel contesto agricolo e di produzione alimentare. I risultati relativi all’andamento del settore nel 2025 sono stati presentati alla fine dello scorso febbraio, in occasione di un convegno intitolato: “Smart AgriFood: segnali di ripresa, tra vecchie sfide e nuove opportunità”.
Ritorno alla crescita
Secondo i dati presentati da Andrea Bacchetti e da Chiara Corbo, rispettivamente Direttore e Direttrice dell’Osservatorio, dopo il calo degli investimenti registrato tra il 2022 e il 2024, nell’ultimo anno il mercato italiano dell’agricoltura 4.0 è tornato a crescere, raggiungendo un valore di circa 2,5 miliardi di euro.
In questa crescita riveste un ruolo significativo l’ampliamento dell’offerta, giunta oggi a circa 1.200 soluzioni commerciali. Le tecnologie la cui domanda è cresciuta maggiormente nell’ultimo anno sono quelle appartenenti alla componente software, che comprendono strumenti di supporto alle decisioni in grado di migliorare la pianificazione e la gestione delle attività agricole. Tra queste spiccano i DSS (Decision Support Systems, sistemi di supporto alle decisioni, ndr), utilizzati per analizzare dati agronomici, pianificare le attività colturali e migliorare il coordinamento lungo la filiera.
Nonostante la vivacità dell’offerta, la quota di imprese che utilizza almeno una tecnologia di agricoltura 4.0 non mostra crescite significative e la superficie agricola gestita digitalmente si attesta intorno al 10% del totale.
Le barriere alla diffusione
Tra le principali criticità che hanno determinato il mancato ampliamento della platea di imprese, vi è innanzitutto la scarsa disponibilità di informazioni sulle soluzioni disponibili. Circa un terzo delle tecnologie a disposizione non è infatti noto alle aziende agricole.
Un’altra barriera rilevante riguarda l’interoperabilità tra sistemi. L’integrazione tra piattaforme, macchinari e fonti di dati rimane infatti complessa e rappresenta uno degli ostacoli più citati dagli operatori.
Accanto agli aspetti tecnologici, emerge poi anche la questione delle competenze. Molte aziende che già utilizzano strumenti digitali dichiarano livelli di preparazione ancora limitati e, in molti casi, la formazione degli operatori avviene in modo sporadico e non pianificato.
Pesa infine la dipendenza dagli incentivi pubblici. In un contesto come quello italiano, dove la maggior parte delle aziende sono di dimensioni medio-piccole, solo il 21% delle imprese interpellate afferma che avrebbe investito in queste tecnologie anche in assenza di agevolazioni, mentre circa la metà delle aziende che ancora non le impiega non prevede, nel breve periodo, di fare investimenti in questo senso.
Benefici concreti
Anche se la diffusione resta lenta, i risultati per chi ha già intrapreso il percorso di digitalizzazione appaiono però incoraggianti. Oltre il 90% delle aziende utilizzatrici dichiara infatti di aver ottenuto benefici in linea o superiori alle aspettative, mentre il tasso di abbandono delle soluzioni adottate è molto contenuto, intorno al 2%.
Inoltre, l’81% delle imprese già digitalizzate prevede di continuare a investire, utilizzando i ritorni degli investimenti già fatti per finanziare quelli successivi.
Ricerca applicata e casi aziendali
Oltre all’analisi statistica che permette di fare il quadro della situazione, l’Osservatorio svolge anche attività di ricerca applicata e di mappatura dell’innovazione, con studi dedicati, tra l’altro, ai progetti di carbon farming, alle startup del settore e alle iniziative finanziate dall’Unione europea. Parallelamente promuove attività di divulgazione e formazione. Durante il convegno sono stati presentati alcuni casi aziendali di applicazione concreta delle tecnologie digitali: dall’uso dei sistemi di supporto alle decisioni nella filiera del tabacco, alle pratiche di agricoltura di precisione in aziende zootecniche, fino alle piattaforme digitali per la gestione dei dati e la certificazione della sostenibilità nelle filiere agricole. Non sono mancati esempi di impiego anche nella trasformazione alimentare, dove sensori e algoritmi di intelligenza artificiale vengono utilizzati per migliorare il controllo dei processi produttivi.
Le priorità per il futuro
Dalla ricerca emerge quindi una direzione chiara: per accelerare l’adozione dell’agricoltura 4.0 sarà necessario:
- Rafforzare le attività di informazione e sensibilizzazione verso le imprese.
- Investire nella formazione delle competenze digitali.
- Promuovere standard aperti che facilitino l’integrazione tra sistemi.
Un ruolo importante può essere svolto anche dai servizi pubblici territoriali, che dovrebbero offrire un supporto alle aziende attraverso modelli scientifici validati e dati certificati.
I prossimi sviluppi della ricerca dell’Osservatorio saranno dedicati a monitorare l’evoluzione degli investimenti nel 2026 e a verificare se la crescita del mercato riuscirà a coinvolgere anche le imprese rimaste finora ai margini della trasformazione digitale. Tra le prospettive future rientra anche l’attivazione di un osservatorio internazionale sull’agricoltura 4.0, sviluppato nell’ambito di progetti europei, con l’obiettivo di ampliare la conoscenza delle dinamiche di innovazione anche a livello globale.