economia

Oltre il meno zero virgola tre

l'opinione di

Francesco Daveri

Nuove stime dell’Ocse indicano una crescita zero per l’Italia nel secondo semestre 2010. Le previsioni possono anche essere sbagliate, ma rimane il fatto che durante la crisi il Prodotto interno lordo trimestrale del nostro paese è sceso da 323 a 301 miliardi di euro, per poi risalire a 304 dopo un anno di “ripresa”. Di questo passo, ci vorranno cinque anni per ritornare ai livelli precedenti alla crisi.

L’Ocse pubblica due volte l’anno previsioni per così dire ufficiali nel suo OECD Economic Outlook, in giugno e in dicembre. Di questi tempi la fame di numeri è tale che tra aprile e dicembre, l’Ocse ha cominciato a pubblicare previsioni intermedie in un Interim Outlook. Nella sua tabella principale l’Interim Outlook di settembre riporta notizie spiacevoli per tutti e in particolare per l’economia italiana.

Nuvole all’orizzonte

Le cattive notizie, per tutti (i G7), sono che la ripresa internazionale perderà slancio nel secondo semestre 2010. Dopo i +3,2 e +2,5% di crescita trimestrale del primo e secondo trimestre 2010 (sono dati annualizzati; vuol dire che bisogna dividere per quattro per sapere di quanto è aumentato davvero il Pil tra un trimestre e l’altro) l’Ocse ci dice che dobbiamo aspettarci un +1,4 nel terzo trimestre 2010 e +1,0 nel quarto trimestre 2010. Il che era più o meno atteso. Negli Stati Uniti l’economia sta perdendo spinta per il venir meno dei piani di stimolo di Bush e Obama. In Europa gli aggiustamenti fiscali programmati e solo parzialmente attuati già nel maggio-giugno 2010 potrebbero incidere negativamente sui consumi degli europei nel secondo semestre.

La brutta notizia per l’Italia è che tra i paesi del G7 l’Italia potrebbe essere il paese con un segno negativo nella colonnina del suo tasso di crescita nel terzo trimestre 2010 e quella con il “segno +” più piccolo nel quarto trimestre 2010. Intendiamoci: il numero del terzo trimestre è -0,3 annualizzato, il che vuol dire meno di un decimo di punto percentuale. Vuol dire passare da 100 a 99,9. Insomma, è praticamente zero. Ed è anche praticamente zero anche il “segno +” per il quarto trimestre: una tasso annualizzato di +0,1 diviso per quattro fa praticamente zero. Insomma l’Ocse si aspetta un’economia italiana a crescita piatta nel secondo semestre 2010. Il dato si aggiunge ad una crescita di +0,5% del secondo trimestre 2010 - marginalmente rivista al rialzo dall’Istat - che era grosso modo la metà di quella registrata nell’area euro.

La tabella contiene anche un’istruzione per l’uso, che è tecnica ma non si può dimenticare: i margini di errore che l’Ocse attribuisce ai numeri nella tabella sono molto elevati. Lo “standard error” indicato tra parentesi è infatti di 1.5 punti percentuali. Vuol dire che la previsione su cui l’Ocse mette la faccia - la faccia di Piercarlo Padoan, il suo capo economista - è che la crescita sarà compresa tra 1,2 e -1,8% annualizzato (vuol dire +0,3 e -0,5 trimestrali). Vuol dire che i valori veri del tasso di crescita del Pil dell’Italia potrebbero anche essere positivi o addirittura molto più negativi di -0,3%. Insomma, meglio prendere la previsione Ocse con le pinze. La Bce nel suo Bollettino Economico è, per esempio, meno pessimista dell’Ocse sul futuro dell’economia americana ed europea.

Cosa sta succedendo?

In un articolo di metà agosto avevo già parlato del peggioramento del superindice Ocse per l’economia italiana (mentre i Tg e i giornali erano in vacanza). Il superindice - un riassunto dell’andamento degli ordini industriali, della produzione attesa, delle condizioni del credito e della fiducia dei consumatori – mostra di avere raggiunto un picco nei primi mesi del 2010 con un peggioramento nei mesi successivi. Richiamo qui le prime righe del comunicato Ocse di metà agosto relative all’Italia: “OECD composite leading indicators (CLIs) for June 2010 point to a possible peak in expansion.(..) The CLIs for France, Italy, China and India all point to below trend growth in coming months (..)”. Per comodità, ecco il grafico dell’indice per l’Italia.

La svolta c’è stata tra febbraio e marzo 2010. Siccome l’indice solitamente anticipa ciò che succede al Pil e alla produzione industriale dopo circa sei mesi, vuol dire che l’indice ci segnala cattive notizie per il terzo trimestre 2010. Evidentemente le Interim projections dell’Ocse incorporano le informazioni contenute nel superindice. In passato il superindice ha funzionato abbastanza bene. Ha previsto correttamente con sei mesi di anticipo che l’Italia sarebbe uscita dalla recessione nel terzo trimestre 2009. Era stato invece troppo pessimista nel prevedere il timing della recessione: aveva cominciato a diminuire nel primo trimestre 2007 ma poi la recessione è arrivata solo nel secondo trimestre 2008. Potrebbe essere troppo pessimista anche in questo caso. Ma il segnale c’è.

Cinque anni sono lunghi

Le previsioni statistiche indicano delle probabilità e quindi possono essere - e sono state spesso - sbagliate. Rimane il fatto che durante la crisi il Pil dell’Italia – il totale dei redditi e della produzione di nuova ricchezza al netto dell’inflazione che avviene nell’economia italiana in un trimestre - è sceso da 323 miliardi di euro del primo trimestre 2008 a 301 miliardi nel primo trimestre 2009 (nel grafico sotto, è riportato il numero indice relativo al Pil), per poi risalire a circa 304 miliardi dopo ormai un anno di “ripresa”. La parola ripresa è non casualmente tra virgolette.

Di questo passo ci vorranno altri 19 trimestri per ritornare al livello del primo trimestre 2008. Ce ne vorranno 21 se le previsioni Ocse sulla sostanziale stagnazione dell’economia italiana dei prossimi due trimestri si riveleranno corrette. Insomma, nel 2015, in tempo per esibirlo all’Expo, il Pil dell’Italia sarà ritornato ai livelli del 2008. Nel frattempo troppi posti di lavoro saranno scomparsi.

(Tratto dal sito www.lavoce.info)