Alcuni mesi fa - quando il contesto che ci circondava era già complesso ma non ancora attraversato dall’ennesima profonda discontinuità che conosciamo oggi - ho espresso pubblicamente una convinzione che continuo a ritenere centrale: abbiamo un maledetto bisogno di efficienza!
Non come slogan, ma come necessità sistemica. Non come esercizio tattico, ma come scelta strategica.
In quella stessa occasione parlai anche di un’altra urgenza, strettamente connessa: la necessità che le filiere si parlino, collaborino, costruiscano relazioni solide e durature.
Superare gli individualismi non è un atto di generosità, è una condizione di sopravvivenza competitiva in un mondo instabile, frammentato, sempre meno prevedibile.
Oggi, guardando allo scenario che si è ulteriormente complicato, sono ancora più convinto di quelle parole. Ma sono altrettanto consapevole che il vento, spesso, soffia nella direzione opposta.
Si sta affermando una tentazione potente: quella di modelli sempre più transazionali, basati su relazioni dirette, bilaterali, spesso disintermediate. Si negozia per sé, nel perimetro ristretto dei propri interessi, cercando scorciatoie che promettono benefici immediati.
È una tentazione comprensibile. Ma è anche una trappola. Perché ciò che appare efficiente nel breve periodo rischia di rivelarsi fragile, costoso e inefficace nel medio-lungo termine.
Un anno di Tendenze, tra le sue pagine, lo racconta con chiarezza: la complessità non si governa da soli. E l’efficienza non nasce dalla somma di ottimizzazioni individuali, ma dall’allineamento intelligente di un sistema.
Come Presidente di GS1 Italy - un’organizzazione che da sempre lavora per creare coesione lungo la filiera, costruendo standard condivisi, linguaggi comuni e un autentico patto di fiducia - sfogliare questo volume rafforza una certezza: la competitività sprigiona tutto il suo potenziale solo quando è sostenuta da una visione ampia, inclusiva, sistemica. Quando ogni attore è messo nelle condizioni di dare il meglio di sé, perché opera all’interno di un ecosistema che funziona.
Innovazione e digitalizzazione non sono fini a loro stesse. Funzionano davvero solo quando parlano un linguaggio comune, quando abilitano connessioni, quando riducono attriti invece di crearne di nuovi. In altre parole, quando diventano fattori di integrazione e non di frammentazione.
La fiducia, in questo contesto, non è ingenuità. È responsabilità ed è un investimento consapevole: significa condividere conoscenza, dati, visione, per trasformarli in un patrimonio comune capace di generare valore per l’intero sistema. Significa accettare che il gioco di squadra non è un’alternativa alla competizione, ma la sua condizione più evoluta.
È questo il modo più solido, forse l’unico, per rispondere a quel “maledetto bisogno di efficienza” che ho evocato: non chiudendosi, ma aprendosi; non semplificando artificialmente la complessità, ma governandola insieme.
La mia storia personale e il mio percorso professionale mi hanno insegnato che tutti noi, nel nostro agire quotidiano, lasciamo una traccia, una scia. Anche quando non ce ne accorgiamo. Sta a noi scegliere se quella traccia sarà fatta di frammenti isolati o di connessioni durature.
Un anno di Tendenze è uno strumento prezioso proprio per questo: ci aiuta a leggere il presente con lucidità e a lavorare, nonostante l’incertezza dei tempi, per tracciare insieme il miglior futuro possibile.