Logistica Largo consumo

L’incontro tra Industria e logistica per un futuro davvero competitivo

La logistica italiana tra evoluzione strutturale ed esposizione ai rischi crescenti: la 10° edizione del forum “Shipping, Forwarding & Logistics Meet Industry” ha indicato l’opportunità di adottare modelli logistici più collaborativi. Anche nel largo consumo

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Il momento è esaltante e al contempo terrificante. L’Italia è “tra Prometeo e Sisifo”, per dirla con le parole di Riccardo Fuochi, Presidente dell’International Propeller Club - Port of Milan: «Da un lato la capacità produttiva, l’innovazione e il saper fare; dall’altro le difficoltà strutturali, le tensioni geopolitiche e un processo di concentrazione marcato, con un crescendo di operatori globali che ridisegna gli equilibri della logistica e dei trasporti».

Un cambio di paradigma in cui la logistica da costo da comprimere diventa leva strategica può contribuire al salto di qualità di cui la nostra economia ha oggi bisogno. Questo il messaggio della decima edizione di “Shipping, Forwarding & Logistics Meet Industry (SMI26), forum promosso da International Propeller Club - Port of Milan, Alsea e Assologistica. L’evento ha offerto un terreno di incontro per Industria, Distribuzione e operatori della logistica e del trasporto.

La fragilità di un import-export sbilanciato

Il sistema economico e produttivo italiano esprime grandi potenzialità. L’Italia è il quarto esportatore a livello mondiale. Nei primi undici mesi del 2025, il valore delle esportazioni è stato di oltre 590 miliardi di euro: +3,1% rispetto allo stesso periodo del 2024 (fonte: Istat). In un contesto di PIL stagnante, l’export è cruciale per la tenuta dell’economia nazionale.

Il modello, efficace nel breve periodo, è però nel complesso vulnerabile perché troppo dipendente da flussi controllati da terzi e molto esposto a fattori esterni.

«Esportiamo più di quanto importiamo e questo genera costi e inefficienze. Nel trasporto marittimo, ad esempio, i container partono pieni ma devono rientrare vuoti. Dobbiamo lavorare affinché il nostro paese diventi sempre più porta d’ingresso per l’Europa così da riequilibrare i flussi e ottimizzare i costi», ha sintetizzato il Paolo Guidi, Presidente di Assologistica.

Logistica “motore invisibile” dell’economia italiana

In questo scenario la logistica in Italia è l’infrastruttura che tiene insieme il sistema economico. Con oltre 120 miliardi di euro di fatturato, 72 mila imprese e 720 mila addetti, è la terza filiera più grande d’Europa dopo Germania e Francia. Ogni milione di euro investito nel settore ne genera più del doppio in termini di produzione aggiuntiva (fonte: Cassa Depositi e Prestiti).

Alcune persistenti criticità strutturali minacciano però di compromettere questo positivo effetto moltiplicatore.

  • L’88% dei volumi interni viaggia su strada.
  • Costi elevati e carenze infrastrutturali frenano lo sviluppo dell’intermodalità.
  • La frammentazione del settore limita la capacità di innovazione.

A questi fattori si sommano le occasioni mancate in termini di collaborazione di filiera.

Largo consumo: il grande “caricatore”

La ricerca di collaborazione è stato il fil rouge nel workshop dedicato alla logistica del largo consumo durante SMI26. Il focus qui è tutt’altro che casuale: con oltre 4,6 milioni di colli transitati nei Ce.Di. della GDO (centri di distribuzione della grande distribuzione organizzata) nel 2025 (fonte: GS1 Italy), il largo consumo è infatti il più grande “caricatore collettivo”, non solo in Italia, ma in tutto il mondo avanzato.

«Nei depositi della GDO sono gestite in media 10-15 mila referenze differenti per tipologia e temperatura di conservazione», ha indicato Giuseppe Luscia, ECR Senior manager di GS1 Italy. Sono grandi i volumi, ma anche le complessità. «Le strutture distributive sono comunemente a due livelli: un hub centrale per i prodotti basso-medio rotanti e MDD (marca del distributore), e più depositi regionali per gli alto rotanti che vanno in consegna diretta nel punto vendita». Il ricorso all’outsourcing è poi molto diffuso: «Una scelta strategica, da un lato, garantisce efficienza operativa - ha commentato Giuseppe Luscia - ma dall’altro riduce la visibilità del produttore sui propri flussi».

Più efficienza, meno qualità?

Nel frattempo, lo stress generato dai maggiori costi operativi ha spostato il focus sull’efficienza operativa, spesso a discapito della qualità. «Rileviamo un calo del livello di servizio percepito dai produttori rispetto a parametri chiave come completezza degli ordini e lead time di consegna» ha indicato Luscia. Purtroppo di questa carenza c’è però poca consapevolezza: «Si tende ancora troppo spesso ad affrontare i problemi quando si presentano».

L’approccio da reattivo deve invece diventare sistematico.

«Una pianificazione collaborativa offre una risposta razionale alle tensioni sul livello di servizio, oltre che all’incertezza della domanda. Dobbiamo trasmettere alle aziende della filiera la necessità di avere KPI condivisi e strumenti di monitoraggio continuo» ha concluso Giuseppe Luscia.

Il prezzo non è l’unico driver

«In questo momento la GDO è “affamata” di servizio», ha confermato durante una tavola rotonda il direttore supply chain di Conad, Andrea Mantelli, «l’efficienza dei costi è importante, ma viene prima la qualità del prodotto e del servizio».

Per questo l’invito è a costruire le relazioni sul valore del servizio, non solo sul prezzo. «Spostiamo l’attenzione da quanto costa a quanto vale trasportare un prodotto», ha affermato Luca Destro, Direttore di Rolfo Ice. Gli ha fatto eco Giuseppe Bertini, Direttore logistica & supply chain di Coop Italia: «Non dobbiamo cedere alla pressione nell’attuale contesto competitivo aumentando i costi, ma collaborare per realizzare tutte le ottimizzazione possibili e mitigare gli effetti di eventi disruptive».

Il presupposto della collaborazione

Una maggiore e migliore collaborazione di filiera contribuisce infine a rendere concretamente efficaci anche i recenti interventi normativi su questioni critiche come la gestione del pallet e i tempi di attesa al carico e allo scarico presso i Ce.Di. «A monte dobbiamo creare un sistema rilassato», ha suggerito Valentina Tundo, Strategic sourcing leader europe 3PL and transportation di CHEP Europe. «Collaborando troviamo più facilmente risposte pratiche perché riusciamo ad avere una visione ampia: un problema non è mai solo da una parte», ha aggiunto Andrea Paris, Head of logistics di Inalpi.

Colta ogni opportunità e mitigate le criticità, la logistica può affermare pienamente la sua rilevanza nel sistema economico nazionale. «Il settore vale circa il 10% del PIL e coinvolge oltre un milione di lavoratori con il contratto collettivo nazionale. La logistica italiana è un patrimonio di competenze che merita di essere riconosciuto quanto il Made in Italy» come ha evidenziato in conclusione Umberto Ruggerone, Vicepresidente di Confetra.

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