Immaginate di aprire Instagram o TikTok come si entra in un mercato coperto. Non ci vai “per comprare”, ci vai per fare un giro. Poi però una bancarella ti cattura: un creator prova un prodotto in diretta, nei commenti arrivano consigli e domande, la vetrina è a un tap (il tocco su uno schermo touch screen per azionare un comando, ndr) di distanza. Ed ecco la novità: nel social commerce la cassa è lì, dentro l’app.
Social e-commerce: che cos’è
Il social e-commerce (o commerce social) è un sottoinsieme dell’e-commerce: vende online, ma lo fa nei luoghi dove già passiamo tempo a socializzare. La differenza è tutta nella fusione fra scoperta e acquisto. Nell’e-commerce tradizionale cerchi un prodotto su un sito o una app “dedicata”; nel social media commerce il prodotto ti trova mentre scrolli, e puoi concludere l’acquisto senza uscire dalla piattaforma oppure venendo reindirizzato allo shop del brand, a seconda di paese e configurazione.
In più, ed è molto importante chiarirlo, non parliamo di una nicchia: le stime indicano vendite via social oltre i 600 miliardi di dollari entro il 2027 (quasi un 30% di PIL italiano, per visualizzare il numero).
Le piattaforme di social shop
Instagram Shop rende “shoppabili”, ovvero acquistabili (ndr), post e storie tramite tag e vetrine; Facebook unisce vetrine, marketplace e assistenza via Messenger; Pinterest lavora soprattutto sulla scoperta, con pin che portano alle pagine prodotto. TikTok, invece, spinge sull’idea che intrattenimento e shopping siano la stessa cosa: con TikTok Shop, attivo in Italia dal 31 marzo 2025, puoi acquistare infatti da video e live, con prodotti taggati e vetrine nei profili.
Il percorso del social commerce è più corto e più “social”.
L’innesco è un contenuto; la valutazione passa dalla prova sociale (commenti, recensioni, chat, dirette); la conversione è un acquisto rapido, spesso da mobile, con meno frizioni e quindi meno abbandoni. È potente anche perché gioca con psicologia e community: la paura di perdersi un’occasione, le offerte a tempo, le ricompense e la gamification possono aumentare l’impulso a comprare.
I vantaggi per brand e clienti
Per i brand significa visibilità, targeting e relazione diretta: si vende, ma soprattutto si conversa, si risponde, si misura. Per i clienti è comodità, scoperta e interazione immediata con il marchio, con la sensazione che “qualcuno ci sia” proprio quando serve.
Codici a barre e tracciabilità nel social commerce
Fuor di metafora: perché quel tap funzioni davvero serve un’infrastruttura invisibile.
Ogni prodotto deve essere identificato in modo univoco, collegato a cataloghi, inventari e informazioni affidabili.
Codici a barre, QR code e standard di identificazione permettono ai sistemi di parlare la stessa lingua, rendendo più semplice gestire disponibilità, spedizioni, resi e soprattutto fiducia: senza dati solidi, la vetrina più bella non regge.