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Blockchain oltre la finanza

Dove la tecnologia sta diventando infrastruttura industriale

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Nel corso del 2025 la blockchain è tornata al centro dell’attenzione soprattutto per le sue applicazioni in ambito finanziario, spinte dall’ascesa delle stablecoin (criptovalute progettate per mantenere un valore stabile nel tempo, ndr) e da un quadro normativo più definito sia in Europa sia negli Stati Uniti. Tuttavia, limitarsi a questa lettura rischia di offrire un’immagine parziale di una tecnologia che, al di là dei riflettori mediatici, sta maturando in modo meno visibile ma più strutturale in numerosi contesti industriali.

I dati raccolti dall’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano restituiscono con chiarezza questo doppio binario. Nel solo 2025 sono stati censiti 378 nuovi progetti blockchain a livello globale, di cui il 73% riconducibile al settore finanziario. Ma è altrettanto vero che una parte crescente dell’innovazione si sta spostando verso ambiti nei quali la blockchain opera come infrastruttura di fiducia, più che come strumento di scambio di valore monetario.

In questi contesti il focus non è sul “token”, ma sulla gestione condivisa dei dati, sulla tracciabilità, sull’automazione dei processi e sull’integrazione tra sistemi complessi.

Dalla sperimentazione alla filiera: la maturazione dei casi d’uso

Uno degli elementi più rilevanti emersi nel 2025 riguarda la trasformazione dei progetti blockchain industriali: da proof of concept (prove di fattibilità, ndr) isolate a componenti integrati di processi esistenti. Un passaggio che trova riscontro anche nei numeri: 194 grandi aziende presenti nella Fortune Global 500 (la classifica annuale delle 500 maggiori aziende mondiali per fatturato pubblicata dalla rivista Fortune, ndr), escluse le società puramente tecnologiche, risultano aver adottato soluzioni blockchain negli ultimi anni, per un totale di 540 progetti, segno di un interesse che sta uscendo dalla fase esplorativa per entrare nella dimensione operativa.

Questo salto di qualità è stato reso possibile da tre fattori convergenti:

  1. La maturazione tecnologica delle infrastrutture. Dopo una fase di stabilizzazione nel 2024, il 2025 ha visto un’accelerazione sul fronte della scalabilità, grazie all’adozione di architetture multilivello e interoperabili. Le soluzioni Layer 2, ovvero livelli tecnologici aggiuntivi che permettono di rendere le blockchain più veloci ed efficienti senza modificarne il funzionamento di base, inizialmente sviluppate per ridurre costi e latenza delle blockchain pubbliche, sono oggi utilizzate anche per applicazioni non finanziarie, dove la gestione efficiente di grandi volumi di transazioni – spesso legate a eventi di processo o aggiornamenti di stato – è un requisito fondamentale. Non a caso, l’84% dei progetti avviati nel 2025 che dichiarano esplicitamente la tecnologia adottata è stato sviluppato su blockchain pubbliche già esistenti, segnalando una crescente fiducia verso infrastrutture condivise e mature.
  2. L’evoluzione degli strumenti di gestione dell’identità e dei dati. Tecnologie come le verifiable credential (credenziali verificabili, ndr) e le zero-knowledge proof (protocollo sicuro tra due parti: un fornitore di prove e un verificatore. Il fornitore dimostra al revisore che una proposta è vera senza fornirgli altre informazioni, ndr) permettono di certificare informazioni – ad esempio, l’identità di un soggetto, l’origine di un dato o il rispetto di un requisito – senza dover condividere tutti i dettagli sottostanti. In pratica, consentono di dimostrare che un’informazione è vera senza esporne l’intero contenuto. Questo approccio è particolarmente rilevante in contesti industriali in cui la condivisione dei dati deve essere selettiva e controllata, come nei settori regolati o caratterizzati da forti asimmetrie informative, tra cui manifattura avanzata, energia e logistica.
  3. La crescente pressione normativa e di mercato sulla trasparenza delle filiere, che sta spingendo molte aziende a rivedere i propri sistemi di raccolta, certificazione e condivisione dei dati, superando modelli informativi frammentati e poco interoperabili.

Tracciabilità e Digital product passport: il caso più maturo

Tra tutti i casi d’uso industriali, la tracciabilità si conferma come l’ambito blockchain più consolidato.

Il catalizzatore principale è rappresentato dall’introduzione del Digital product passport (DPP), previsto dal Regolamento europeo sull’ecodesign per i prodotti sostenibili. L’obbligo di fornire informazioni strutturate e verificabili sull’intero ciclo di vita dei prodotti – dalla provenienza delle materie prime alla gestione del fine vita – sta rendendo evidente il limite dei sistemi tradizionali, spesso frammentati e difficili da integrare lungo la filiera.

In questo contesto, la blockchain viene utilizzata come livello di garanzia per l’integrità dei dati, non come repository unico. I dati restano distribuiti tra i diversi attori della filiera, ma vengono ancorati a registri condivisi che ne certificano origine, modifiche e responsabilità. Il risultato è un modello che consente di collegare il mondo fisico a quello digitale in modo verificabile, aprendo la strada a nuovi servizi: dalla certificazione automatica della conformità normativa fino alla creazione di marketplace secondari basati su informazioni affidabili.

Manifattura, energia, logistica: dove la blockchain lavora “dietro le quinte”

Accanto alla tracciabilità, l’Osservatorio segnala una serie di applicazioni industriali in settori dove la blockchain agisce come infrastruttura abilitante, spesso invisibile all’utente finale.

Nella manifattura, i progetti più avanzati riguardano la gestione della documentazione tecnica, la certificazione dei componenti e la condivisione controllata dei dati tra fornitori, integratori e clienti finali, garantendo la coerenza delle informazioni lungo l’intero ciclo di vita del prodotto, riducendo errori, duplicazioni e contenziosi.

Nel settore energetico, stanno emergendo applicazioni legate alla gestione delle comunità energetiche, alla certificazione dell’origine dell’energia e alla rendicontazione degli impatti ambientali. Anche qui, il valore risiede nella possibilità di automatizzare processi complessi attraverso regole condivise e verificabili.

La logistica rappresenta un ulteriore ambito di applicazione, in particolare per quanto riguarda la gestione degli eventi lungo la catena di trasporto e la sincronizzazione delle informazioni tra operatori diversi. La blockchain consente di creare un riferimento condiviso e affidabile sugli stati di avanzamento delle spedizioni, riducendo le inefficienze legate alla mancanza di visibilità e di fiducia tra le parti.

Dati, identità e interoperabilità

Interessante è anche il ruolo della blockchain nella gestione dei dati industriali. Qui la blockchain si intreccia con altre tecnologie chiave – dall’IoT all’intelligenza artificiale – contribuendo a costruire ecosistemi in cui i dati possono essere utilizzati da più attori senza essere centralizzati. È una logica particolarmente rilevante per settori ad alta complessità tecnologica, dove l’integrazione tra sistemi eterogenei è la norma e non l’eccezione, e dove la blockchain sta progressivamente assumendo il ruolo di infrastruttura silenziosa.

I valori economici della blockchain: tra scala globale e limiti locali

Accanto alla maturazione tecnologica e all’evoluzione dei casi d’uso industriali, resta centrale il tema dei valori economici associati alla blockchain, che aiutano a leggere il grado di adozione reale della tecnologia nei diversi contesti geografici. A livello globale, i numeri raccontano una dinamica di crescita progressiva: nel solo 2025 sono stati censiti 378 nuovi progetti blockchain, che portano a 1.955 il totale dei progetti attivi tra il 2016 e il 2025.

Il quadro cambia sensibilmente se si restringe l’analisi al contesto italiano. Nel 2025 il mercato italiano della blockchain vale circa 38 milioni di euro, con il 62% degli investimenti concentrato nel settore finanziario. Si tratta di una dimensione ancora contenuta, che evidenzia una distanza significativa rispetto alle traiettorie osservate a livello internazionale, soprattutto sul fronte delle applicazioni industriali. L’Italia si trova così in una posizione di attenzione elevata ma scala limitata: l’interesse verso la tecnologia è diffuso e trasversale, ma fatica a tradursi in iniziative industriali strutturate, replicabili e capaci di generare massa critica.

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