01. Tutti a scuola di educazione alimentare

Aziende produttive e distribuzione sono impegnate a rispondere a consumatori che chiedono di essere sempre più informati sul carrello della spesa e accettano di essere educati alla sostenibilità

Lo spreco alimentare e una scorretta alimentazione costituiscono la stessa faccia di due stili di consumo poco sostenibili. Aiutare i consumatori a comprendere l’impatto sull’ambiente dei prodotti alimentari è un’azione di responsabilità sociale che vede l’impegno di molte industrie del largo consumo e insegne della grande distribuzione, come è emerso dall’incontro Educazione alimentare: un’alleanza virtuosa tra produzione e distribuzione all’ultima edizione del Salone della CSR e dell’Innovazione sociale.

Un input che parte dalla politica europea con il Green Deal e con la strategia Farm to Fork, in cui si dichiara che “i sistemi alimentari devono urgentemente diventare sostenibili e operare entro i limiti ecologici del pianeta. «Da qui – afferma Alberto Dolci, global strategic health & science program manager di Bolton Food – deriva un diverso modo di pensare i prodotti e la necessità d’intensificare le partnership tra Industria e mondo della ricerca; un cambiamento di approccio che porta anche a un nuovo perimetro dell’attività di advocacy, in cui l’Industria non è più una lobby ma è parte costituente del nuovo perimetro di mercato da promuovere».

CONSUMATORI AVIDI DI INFORMAZIONI

CSR_Articolo1.png Il percorso verso le scelte di acquisto e consumo consapevoli deve essere sostenuto dall’informazione e le etichette sono il primo media a disposizione di produttori e distributori che, in effetti, le popolano di messaggi relativi alla sostenibilità, soprattutto ambientale, così come rilevato da GS1 Italy nell’Osservatorio Immagino, che ogni sei mesi monitora l’82% dei prodotti del largo consumo venduti in Italia.

Guardando invece all’atteggiamento dei consumatori, da una recente ricerca Ipsos per GS1 Italy emerge un grande interesse verso i messaggi sulla sostenibilità ambientale in etichetta; lo sottolinea Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy: «L’82% del campione legge le etichette per capire il corretto uso e smaltimento del prodotto, a seguire, per vedere gli ingredienti e i valori nutrizionali e, a seguire, per verificare provenienza e origine. C’è però ancora da lavorare perché i consumatori indicano che le informazioni più difficili da trovare riguardano: l’assenza di prodotti inquinanti, informazioni valoriali, indicazioni su provenienza e luogo di produzione e grado di salubrità, quindi bisogna capire come trasferire queste informazioni in maniera più efficace e completa. Va aggiunto inoltre che non sempre ciò che viene letto è anche compreso, per esempio il significato di alcune certificazioni».

PROGETTI DI EDUCAZIONE

Un’importante azione sociale a cui le aziende possono quindi contribuire è l’educazione e l’informazione dei propri clienti rispetto all’impatto ambientale e sociale di un determinato prodotto o piatto o servizio. Un’azione a vari livelli e studiata ad hoc in base ai target.

È ciò che ha fatto Camst che nelle mense scolastiche, grazie all’aiuto di Last Minute Market, ha misurato l’impatto dei piatti per educare i bambini fin da piccoli; ha sensibilizzato le istituzioni per limitare l’utilizzo di piatti e posate usa e getta e in alcuni self-service della ristorazione commerciale ha avviato un progetto pilota, in collaborazione con la start-up Mugo, realizzando menù a minor impatto ambientale e percorsi di compensazione carbonica, incrementando la consapevolezza di clienti e degli stessi operatori delle mense.

Anche Eridania Italia è impegnata da due anni in progetti di educazione alimentare nelle scuole con un programma che ha coinvolto 1.800 istituti e 28 mila studenti in tutta Italia. Si tratta di un kit completato in parte a scuola e in parte con i genitori, un gioco attraverso cui si spiega come si affronta un’alimentazione corretta e come si leggono le etichette, quest’anno arricchito anche da una parte dedicata all’antispreco. «Quello che oggi manca – spiega Alessio Bruschetta, amministratore delegato di Eridania Italia – è la volontà di fare un protocollo tra Industria e Distribuzione in cui si individuano alcune tematiche su cui lavorare tutti insieme, altrimenti il rischio è di inviare al consumatore troppi messaggi».

SOSTENIBILE MA ACCESSIBILE

Se Industria e Distribuzione lavorano per rendere i propri prodotti più sostenibili e per informare i consumatori su questi contenuti valoriali e sulle sane abitudini alimentari, è altrettanto importante che il cibo sostenibile sia accessibile a tutti. «Lo scorso anno - afferma Marta Casella, csr manager di Carrefour Italia – avevamo creato un carrello anti inflazione con 30 prodotti e quest’anno abbiamo aderito al patto anti inflazione promosso dal governo. Per portare prodotti di qualità a tutti, lavoriamo molto sulle referenze a marchio e sulle consuete leve promozionali. Inoltre, in collaborazione con Azione contro la fame, a Milano, abbiamo preso in carico 50 famiglie (270 persone) per accompagnarle nella spesa con una tessera e nell’inserimento lavorativo. Proprio perché è noto che le persone meno abbienti hanno un’alimentazione meno corretta il progetto continuerà anche su altri territori».

Educazione alimentare e alla sostenibilità, uso delle etichette, indicazioni sull’utilizzo responsabile dei prodotti dall’acquisto al rifiuto sono tutte piccole azioni di responsabilità sociale che producono un grande cambiamento.

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