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Tra sostegno all'offerta e alimentazione della domanda: strategie di breve e lungo periodo per il rilancio dei consumi

Il rilancio dei consumi deve passare dal finanziamento della domanda o dell’offerta? L’argomento torna periodicamente d’attualità ed è stato anche al centro dei lavori dell’Assemblea privata di Ibc, svoltasi a Milano a fine novembre. Un problema tutt’altro che accademico per il sistema economico italiano e per le 35 mila industrie aderenti all’organizzazione presieduta da Aldo Sutter.

Finanziare l’offerta significa sostanzialmente procedere con interventi a sostegno della tenuta delle imprese, per esempio politiche di sostegno e sgravi fiscali (l’abolizione dell’Irap, per esempio). Ma in questo modo, secondo alcune scuole di pensiero, si rischia di cristallizzare l’offerta e di non favorire l’uscita dal mercato delle imprese marginali o comunque meno efficienti. I fautori del sostegno della domanda, al contrario, si focalizzano sulla difesa del potere d’acquisto del consumatore, che a tutti gli effetti premia o punisce le imprese con le sue scelte d’acquisto, determinando una selezione delle migliori.

È probabile che il giusto inquadramento del problema implichi interventi su entrambi i fronti. È indubbio, come ha sottolineto efficacemente l’economista Giacomo Vaciago, che il nostro sistema d’imprese sia troppo compresso dai vincoli strutturali presenti nel nostro Paese. Ma è altrettanto evidente che una considerevole porzione dell’industria nazionale, in tutti i settori, aldilà di questi vincoli, sta giocando con successo la competizione sul fronte dell’export e quindi è riuscita a sviluppare al suo interno efficienza ed efficacia senza le quali la partita sarebbe stata persa.

«Nel mercato globale i Sistemi Paese devono insistere sulle loro aree di eccellenza», ha sostenuto Giacomo Vaciago, «e non nel sostegno di realtà industriali decotte, che non hanno futuro». No dunque alla cultura dell’assistenzialismo che ha contraddistinto molti settori e sì alla liberazione di risorse destinate alle imprese meritevoli (di grandi e piccole dimensioni) innovative, competitive, che creano ricchezza e occupazione.
E il sostegno alla domanda? Tommaso Monacelli, economista dell’Università Bocconi, considera questo approccio assolutamente praticabile, come già succede nei paesi anglosassoni. E all’assemblea IBC illustra due proposte, basate su azioni di breve e lungo termine.

Focalizziamoci sul breve. Secondo Tommaso Monacelli, una scossa benefica ai consumi potrebbe arrivare dai tax rebates, cioè dalla distribuzione alle famiglie di reddito basso di assegni immediatamente spendibili. Nel marzo 2001, con gli Stati Uniti in piena recessione George Bush varò un imponente programma di sostegno che interessò due terzi delle famiglie, con la distribuzione di ticket di valore compreso tra i 300 e i 600 dollari. Con quali effetti? Positivi se si considera che il tax rebate del 2001 ha contribuito fortemente alla ripresa dei consumi di beni non-durevoli e alla ripresa dalla recessione. In particolare: la famiglia media Usa ha speso il 20-40% del tax rebate in beni non-durevoli durante il periodo di 3 mesi in cui i rebates sono stati ricevuti; I nuclei hanno aumentato in media di la loro spesa in cibo e di 9 la loro spesa in beni non-durevoli durante il trimestre in cui il rebate è stato ricevuto, determinando un incremento di circa il 2.7% della spesa per alimentare e del 3.2% della spesa in beni non-durevoli. «I tax rebates», spiega Tommaso Monacelli, «hanno aumentato il consumo aggregato in beni non-durevoli del 2.9% nel terzo trimestre e del 2% nel quarto trimestre del 2001. Il loro impatto sull’uscita dalla recessione è stato decisamente significativo».

Un altro intervento è stato attuato nel 2008. Nel mese di luglio 70 milioni di famiglie Usa hanno ricevuto tax rebates mediamente di 950 dollari. I risultati: la famiglia media ha aumentato la propria spesa settimanale in beni non-durevoli del 3.5% dopo aver ricevuto il tax rebate; l’impatto più grande è stato durante la stessa settimana in cui il rebate è stato ricevuto; non c’è traccia di aumento del consumo nelle settimane precedenti la ricezione del rebate; i tax rebates del 2008 hanno aumentato il consumo privato di beni non-durevoli: direttamente del 2.4% nel II trimestre del 2008; del 4.1% nel III semestre 2008.

Nella situazione attuale, sulla scorta dei dati statistici relativi alle famiglie italiane, un test sui tax rebates potrebbe aver un temporaneo effetto booster sulle vendite, infiammare la domanda e contribuire a sostenere la ripresa che si sta progressivamente delineando. «Ovviamente», ha sottolineato il presidente Aldo Sutter concludendo i lavori dell’Assemblea di Ibc, «a condizione di avviare in parallelo i tanto attesi interventi strutturali di cui tutti parlano da almeno vent’anni, che sono indispensabili per dare spessore ai consumi interni e alla competitività italiana nel lungo periodo».

A cura di Ivo Ferrario